Il Grande Gorsky – Vesna Goldsworthy

Chiunque abbia letto Il Grande Gatsby (o abbia visto l’ultimo film di Baz Luhrmann con un talentuoso Di Caprio come protagonista), non può non coglierne immediatamente il richiamo nel titolo de Il Grande Gorsky. Leggendo il libro, però, ci è subito chiaro che non si tratta solo di un richiamo o di un omaggio al libro di Francis Scott Fitzgerald, ma di una vera e propria riscrittura in chiave contemporanea con alcune piccole libertà sull’originale.

La storia è ambientata a Londra ma i protagonisti hanno origine russa e i riferimenti alla loro cultura, soprattutto per la vena letteraria, sono molto presenti.
La voce narrante è Nicholas, profugo serbo e commesso in una libreria di una via defilata di Londra, libreria dove incontra tale Gorsky, milionario russo che ingaggia il libraio per mettere in piedi una delle più incredibili biblioteche personali, la sua.

Come da trama originale, in realtà Gorsky sta lavorando di fino per organizzare l’incontro con la donna della sua vita, Natalia, persa di vista molti anni prima, ora sposata con un magnate inglese 9788852063695-il-grande-gorsky_copertina_piatta_fodal quale ha avuto anche una figlia, Daisy (questo nome non vi ricorda qualcosa?) e che guarda caso vive nella villa dirimpetto all’imponente palazzo che Gorsky sta costruendo sulle rive del Tamigi.

La storia è quindi la stessa, così come sono simili per non dire uguali, i nodi principali della narrazione, il climax e il finale che non vi svelerò per non rovinare il gusto della lettura a coloro che non sono mai entrati in contatto con Il Grande Gatsby in nessuna forma. Per tutti gli altri, di sopresa ce ne sarà ben poca: l’autrice cambia alcuni fili per addattarli alle origini dei protagonisti, alla città di Londra e alla contemporaneità della narrazione ma la trama rimane la stessa.

Personalmente non sono sicura di apprezzare veramente le riscritture di quei libri considerati classici o pilastri della letteratura internazionale.
Ci sono così tante storie nuove che aspettano di essere raccontate, non credete?