Il governatore – Leonid Andreev

Non esistono immagini di copertina per questo libro, assolutamente “di nicchia” che voglio proporvi. Bisogna ordinarlo in libreria, ma esistono ancora delle copie, che, purtroppo, non vanno in ristampa.
A volte accade che l’editoria sancisca la perdita di patrimoni letterari importanti, a causa del disinteresse che il tempo procura. Non credete a chi vi dice che, se un’opera viene dimenticata, vuol dire che non era degna d’essere ricordata. Molto produce il giudizio della critica, che fino agli anni ’70 del secolo scorso è stata forse troppo tendenziosa e poco scientifica.

“Il governatore” è una povest’, un genere letterario che indica una narrazione a metà strada tra il romanzo e il racconto. Novantuno sono le pagine che compongono Gubernator , novantuno pagine di estrema e rara bellezza narrativa. Leonid Andreev, nel 1905, fu, con questo racconto, il precursore della letteratura che potremmo definire “onirica”, dello stream of consciousness che ebbe risonanza lettaria solo l’anno dopo  grazie a James Joyce e a Dubliners (Gente di Dublino, 1906), mediante la tecnica del monologo interiore diretto.
Ma “Il Governatore” non è affatto solo un susseguirsi di pensieri e immagini senza trama. Il racconto è a metà strada tra uno stile realista e simbolico, reso piacevole e appetibile mediante un uso degli stili narrativi mescolati tra loro secondo grande armonia.
Lo spazio della narrazione attraversa pochi giorni, quei due, tre giorni in cui l’assasinio del governatore verrà meditato e consumato da parte del popolo perennemente oppresso.
Ma non interessa all’autore parlare solo della questione degli oppressi d’ogni epoca: è nella psiche dell’uomo che sa di dover essere ucciso che si consuma il nostro terribile, fantastico viaggio.

Leonid Andreev, Il Governatore, traduzione a cura di Paolo Galvagni, Faenza, Mobydick, 1996