Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello

copertinaContinua la rassegna del "Leggilo dopo la scuola e disprezza i tuoi professori". Questo è infatti un altro di quei libri che penso sia impossibile da apprezzare pienamente se spinti dalla passione altrui, o addirittura se obbligati a leggere. Cosa che avviene (o almeno è avvenuta a me) nell'ambiente scolastico, dove la lettura non viene trattata con i guanti giusti, ma è bistrattata ed infilata a forza nelle fauci degli studenti. Sono pronto a scommettere che tutti conoscete almeno il titolo di quest'opera di Pirandello, ma metterei anche la mano sul fuoco nel dire che il ricordo a cui lo collegate ha un alone di vecchio e in generale di negativo.
Non c'è infatti peggior modo di presentare un libro come quello di affibbiargli l'etichetta del "Da leggere". Il fu Mattia Pascal è una storia prima di tutto, una storia molto intricata, ma che rilascia soddisfazione ad ogni nodo che si scioglie. Il tema centrale non è affatto nuovo a Pirandello, ed è quello dell'identità. Già in Uno, nessuno e centomila avevo apprezzato questo approccio e anche qua si rivela un ottimo espediente di narrazione. La trama è molto intrecciata e se vi trovate in un periodo un po' troppo occupato, rimandate la lettura o vi perderete nelle sue spire. Se invece siete pronti ad assistere alla stupefacente storia di un uomo che fu se stesso, allora non esitate ad aprire questo libro dimenticandovi il ghigno della vostra prof di italiano e fate sedere accanto a voi quel genio che davvero fu Pirandello, che in questo libro ci regala uno dei più belli incipit mai scritti.


Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo.