Il diario di Frida Kahlo – Autoritratto intimo

Schizzi, disegni, piccoli dipinti; parole in libertà, memorie, riflessioni. Leggere il diario di Frida Kahlo (pubblicato nel 2014 in riproduzione integrale e traduzioni e commenti in appendice) significa immergersi nel mondo doloroso e appassionato, crudo e onirico della grande artista, senza alcun filtro a proteggere noi e anche lei. In effetti, entrare in questo diario è davvero «un’impresa carica di voyeurismo», come scrive Sarah M. Lowe nella prefazione, un intrufolarsi nell’intimità più profonda e privata di Frida. Non si dovrebbe fare; ma è un’esperienza straordinaria.

La pittrice messicana cominciò a scrivere il suo diario alla metà degli anni Quaranta (poche sono le pagine datate) e continuò fino alla morte nel 1954. Sono gli anni in cui la sua salute, già malferma, peggiora gravemente, eppure Frida, con mano sempre più incerta, continua a scrivere e a disegnare sul diario (e a dipingere le sue tele). Dalle pagine emergono l’amore per Diego, le sofferenze fisiche e il dolore per la maternità negata, la passione politica: tutto il suo mondo. Colori, scrittura, disegni si mescolano dando voce ad un’anima ricca, dolente, passionale, visionaria.

Non tutte le pagine sono conservate e non tutte quelle conservate sono del tutto leggibili; di alcune, pur leggibili, non si intende pienamente il significato. Anche l’interpretazione dei disegni non è sempre facile né sicura. Ma quei colori e quei pensieri restano dentro, un flusso di coscienza di parole e figure che coinvolge e travolge.