Il creasogni – Simone Toscano

La mia avventura con gli scrittori e il loro primo libro continua con Il Creasogni di Simone Toscano, non proprio novello in fatto di pubblico, visto che lavorando nella redazione di Quarto Grado – tra le altre cose -, è abituato a fare i conti con l’audience.

Ma il pubblico dei lettori, si sa, è tutto di un’altra tempra.

Ne Il Creasogni, tutto ha il sapore della fiaba: l’intreccio semplice e lineare, i protagonisti che affrontano il male che si presenta a loro con sembianze dapprima affascinanti, i nomi dei luoghi di ambientazione (uno tra tutti Mangiatrecase), il finale morbido e la sua morale.

Ettore, il protagonista, fa un lavoro decisamente unico: costruisce i sogni per le persone del suo paese, modellandoli CREASOGNI definitivo_Layout 1in base alla loro volontà e senza non poca fatica. Non sappiamo molto di lui se non che è a Mangiatrecase da tempo immemore e che vive da solo, eccezion fatta per Catello un trovatello incontrato 4 anni prima. Sarà proprio il bambino, infatti, il motore del racconto perché, dopo l’arrivo del circo e dopo che tutto il paese ha preso parte al suo spettacolo, Catello sparisce, costringendo Ettore a lasciare il paese e a mettersi sulle sue tracce, incontrando sul suo cammino nuovi personaggi e nuove verità.

Il racconto scorre molto velocemente con quel tipico piacere di una lettura “conosciuta” perchè conosciuto è il suo genere e le sue molteplici varianti. Peccato che il nodo originale della storia, ovvero il lavoro di Ettore che dà il titolo al romanzo, non venga sviluppato di più, approfondito, reso davvero reale e non dato come assunto sperando nella benevolenza del lettore.
Mi sarebbe piaciuto capirne di più: perchè il Sig. Ettore crea sogni? E’ un dono da parte di chi? Quando ha cominciato? Come funziona? Con un titolo del genere, mi aspettavo una storia che ruotasse tutta intorno a questo strano mestiere e, invece, il focus reale dell’intera narrazione è la ricerca di Catello.

Per i più curiosi, abbiamo fatto un paio di domande a Simone Toscano, l’autore:

Sapendo del tuo lavoro e delle storie con le quali entri a contatto tutti i giorni, come ti è venuto in mente di scrivere un libro che assomiglia più ad una fiaba e dal finale “e vissero felici e contenti”?
Sono sincero. La scintilla iniziale, l’idea di un Creasogni, e poi i primi due capitoli del libro sono arrivati nel 2009, mentre ero di ritorno da una trasferta di lavoro nel periodo post terremoto in Abruzzo. Mi venne in mente di colpo, questa immagine, mi affascinò il personaggio di qualcuno in grado di donare sogni e felicità agli altri. Scrissi qualche pagina, quelle con la costruzione dei protagonisti, e poi abbandonai, preso da mille altre cose.
Il libro vero e proprio arrivò più in là, in seguito alla fine di una relazione importante. In quella storia io avevo criticato spesso la mia fidanzata perché era “troppo con la testa fra le nuvole”, troppo “sognatrice”. Quando poi tutto finì mi accorsi che avevo sbagliato sia nelle critiche che nel fare andare così le cose. Capii l’importanza dei Sogni, intesi come obiettivo positivo da raggiungere, come un differente punto di vista sul mondo. Da questa riflessione nacque una idea di libro diversa, in cui il finale non poteva che essere quello, del “vissero felici e contenti”.
Scrivendo, pagina dopo pagina, è entrato poi nel romanzo man mano tutto il mio mondo professionale, le persone che ho incontrato nel mio lavoro per Quarto Grado, le loro storie, le loro sofferenze. Nel Creasogni c’è tutto, c’è il senso della scomparsa con cui ogni settimana mi confronto e le domande che inevitabilmente ognuno di noi pone a se stesso quando “perde” qualcosa, sia questo qualcosa un amore oppure una persona cara. E poi, quando racconti per lavoro il Male, finisci inevitabilmente per apprezzare ancora di più il Bene. Ti senti fortunato, cerchi di sorridere al mondo, di vedere il bicchiere mezzo pieno. Di riscoprire quel punto di vista sulle cose che avevamo da bambini, quando tutto era più semplice e non sporcato dalle sovrastrutture della vita. Un po’come accade nel Piccolo Principe. Il mondo sarebbe tanto semplice, se non ci complicassimo le cose.

Ci racconti qual è stato il processo che ti ha portato alla pubblicazione del libro? Molti di noi hanno una storia nel cassetto ma solo lo 0.0001% di questi alla fine riesce a vederlo su carta. Come è andata per te?

A dir la verità il libro è stato tenuto in un cassetto per un bel po’, quasi due anni. Poi ho provato a mandarlo ad una grande casa editrice. Mi hanno mandato una lunga e bella mail in cui si analizzava il testo, si facevano mille riferimenti letterari. Lo apprezzavano ma dicevano che purtroppo non avevano una collana adatta a questo genere così particolare. Che fosse particolare me l’ha detto anche il mio attuale editore, segnalatomi da un caro amico d’infanzia che lì lavora. Ho mandato il manoscritto, dopo qualche mese ho avuto risposta. Affermativa. E anche consigli, sul virare leggermente lo stile proprio per avvicinarlo di più ad un genere. Diciamo che ho “adultizzato” un pochino il mio romanzo. Lavorando sulle bozze, sfoltendo, è nato il nuovo Creasogni. Un prodotto di cui sono felice, un’emozione incredibile anche per chi come me è abituato a lavorarci, con le parole. Le mie, però, vivono solitamente nell’etere, lette in un reportage trasmesso in tv. Ecco, vederle stampate, nero su bianco, in un bel libro che puoi tenere in mano e guardare e riguardare, è davvero una sensazione che auguro a tutti gli aspiranti scrittori. In bocca al lupo!