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Il cappotto della macellaia – Lilia Carlota Lorenzo

Palo Santo, un paese sperduto delle pampas argentine, è teatro di un terribile e grottesco omicidio. Tutti gli abitanti di Palo Santo, esattamente 207 anime, ignorano completamente chi possa aver assassinato la vittima.  Tutti meno l’assassino, naturalmente. E l’unico testimone del delitto che, tremendamente colpevole, non avendo l’anima linda non può nemmeno parlare.

Tutto inizia quando un bellissimo ragazzo chiede in moglie la ragazza amata. I due futuri sposini, pur essendo solo personaggi secondari, non sanno di aver messo in moto una catena di eventi che sconquasserà l’equilibrio (già assai precario) che manteneva la pace tra i cittadini di Palo Santo. Chissà, forse la tragedia sarebbe stata sventata se quei due non avessero deciso di sposarsi? Nessuno può dirlo.

Dei 207 cittadini di Palo Santo ve ne sono alcuni che hanno un ruolo di primissimo piano in questa storia. Tutti personaggi eclettici, lunatici e un po’ strambi. Altamente divertenti, soprattutto per le diverse dinamiche sociali e affettive che li legano gli uni agli altri. Un ritratto realistico, originale e tanto, tanto ironico di una minuscola società, un paese che si nutre e che viene nutrito esclusivamente dalla vita che lo abita. Tutti gli abitanti sono tessere di un intricato puzzle umano e sociale non eccessivamente lontano dal mondo reale.cover Il cappotto della macellaia

C’è la signora Andreani, detta la Macellaia (nonostante di mestiere faccia l’insegnante) solo perché moglie dell’unico macellaio del paese. Donna forte, dal carattere irascibile e prepotente, la Macellaia non riesce ad arginare la fame incontenibile della figlia Pagnottina (soprannome donatole dall’affettuosissimo padre), che si ingozza di cibo dalla mattina alla sera. Cosa che genera un immenso fastidio alla sarta del paese, costretta a cucire e scucire il cappotto che Pagnottina dovrà indossare al matrimonio dei due sposini. La signora Fernàndez, ogni settimana, riceve la Macellaia e Pagnottina nel suo studio e, ogni settimana, prende le misure alla grassa ragazza. E, ogni settimana, le misure cambiano esponenzialmente. Per cui, ogni settimana, la signora Fernàndez vede allontanarsi sempre di più il raggiungimento del più anelato obiettivo: consegnare il lavoro alla Macellaia e togliersela definitivamente dai piedi. Il signor Fernàndez, invece, è un uomo privo di originalità e buon gusto: di mestiere fa il cacciatore, ha un bel fucile che ama alla follia e si disinteressa di tutto ciò che va oltre la caccia, le donne e il riposo. Pepincito, figlio della strana coppia Fernàndez, è un bambino iperattivo e lunatico, terrorizzato a morte dalla merciaia di Palo Santo, di cui conosce un tremendo e oscuro segreto. La merciaia, Solimana Paganini, è una donna a dir poco stramba e solitaria. Accudisce la sorella Marcantonia (il defunto signor Paganini aveva una sfrenata passione per la storia), leggermente ritardata, la quale nutre una fobia innaturale verso la madre (ormai defunta). Solimana sa che, non appena Marcantonia inizia a ripetere per tre volte continuativamente la stessa frase, per costringerla all’obbedienza dovrà nominare la madre defunta per ottenere ciò che vuole.

C’è poi Reinoso, l’allievo più difficile con cui la signora Andreani ha a che fare, un tipetto tosto e irrispettoso che da del filo da torcere a tutti. La signora Andreani auspica una veloce brutta fine per Reinoso, immaginandolo già dietro le sbarre di un riformatorio o cadavere in qualche canale di scolo. Poco professionale da parte sua, ma non le interessa granché. C’è poi la vedova Manchù, vedova praticamente da sempre, telefonista ufficiale di Palo Santo, che origlia tutte le telefonate dei paesani e scrive addirittura tutti i pettegolezzi sui suoi amati taccuini. La vedova Manchù odia farsi vedere dai compaesani e, difatti, sono anni che non esce di casa nemmeno per fare la spesa (ha assoldato Pepincito per farsela recapitare direttamente a casa). Ha strane manie, oltre quella di inserire il naso negli affari altrui, e una vita piuttosto monotona e cadenzata da maniacali abitudini (senza le quali può dare di matto). Poi c’è Zotikos, detto Tiko, l’ex barbiere ormai in pensione di Palo Santo, di origini greche e dal sangue ancora caldo. Anche Tiko ha il vizio di origliare le conversazioni altrui ma usa un diverso stratagemma: ha fatto un buco nella parete che confina con la bottega del macellaio e, attraverso questo foro (che tiene accuratamente nascosto per evitare di essere scoperto) riesce a ottenere un duplice beneficio: origlia e spia. La sua vita si svolge attraverso quel buco perché, ormai, non può più muoversi agevolmente e nessuno va mai a trovarlo. Si sente vivo solo quando ficcanasa negli affari altrui.

Questo è solo l’inizio di una storia appassionante quanto divertente, dalla quale non ci si può separare senza scoprire il finale. Un libro fresco, allego, scorrevole, che si lascia leggere con piacere e che trasmette perfettamente l’atmosfera delle pampas argentine degli anni ’40. Consigliatissimo per tutti gli amanti del noir che desiderano quel tocco di ironia in più.

Lilia Carlota Lorenzo, autrice de Il cappotto della macellaia, pubblicato da Mondadori, è nata in Argentina. Ha vissuto in mille posti diversi, ha avuto a che fare con tutti i generi umani più disparati, ha un carattere solare e allegro e questo è il primo libro che pubblica per Mondadori. Un libro davvero formidabile e un ottimo inizio!

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Federica Bruno

Lettrice affiatata, non riesco a smettere di scrivere, scrivere, scrivere. Amo i libri gialli, l'ironia e la parmigiana di melanzane.

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