Il cannocchiale d’ambra – Philip Pullman

«Quando hai smesso di credere in Dio» continuò Will, «hai smesso di credere al bene e al male?»
«No. Ma ho smesso di credere che ci fossero una forza del bene e una forza del male fuori di noi. E sono giunta alla convinzione che bene e male sono nomi per ciò che fanno le persone, non per quello che sono. La sola cosa che possiamo dire è che questa è una buona azione perché aiuta qualcuno, o che quest'altra è cattiva perché fa male a qualcuno. Le persone sono troppo complesse perché le si possa etichettare».

Non c’è due senza tre. E non c’è saga fantasy degna di questo nome che sia più breve di tre libri. Ma tre, almeno per come la vedo io è il numero perfetto. La trilogia di Queste Oscure Materie si conclude con l’ultimo incredibile capitolo: Il Cannocchiale D’Ambra.
Oltre agli innumerevoli personaggi già incontrati, nel terzo romanzo veniamo a conoscenza di altre creature fantastiche e incredibili, che saranno fondamentali per lo sviluppo della storia.

Alla base di ogni fantasy c’è sempre la lotta tra il bene e il male e, anche in questo caso, Lyra, Will e i loro compagni dovranno affrontare delle prove ardue per arrivare alla lieta (?) conclusione.

Lo spettacolare viaggio nel mondo dei morti (impossibile non pensare a Dante e all’omaggio che Pullman ne fa) per permettere alle anime di uscire nell’atmosfera e disperdersi nel mondo è senza dubbio la parte più bella dell’intera trilogia ricca di filosofia, accenni continui alla religione, anzi alle religioni.

Ma quando tutte le finestre nei mondi verranno chiuse e la polvere avrà compiuto il suo dovere su Lyra e Will, cosa ne sarà dei due?
Il libro si chiude con un velo di tristezza ma… chissà che il buon vecchio Philip non ci riservi un quarto capitolo a distanza di più di dieci anni.