Il buio oltre la siepe – Harper Lee

Quando Harper Lee (Monroeville, 1926-2016) pubblicò Il buio oltre la siepe (To kill a mockingbird, 1960), il romanzo ottenne immediatamente un enorme e meritato successo che portò anche alla realizzazione di un film dall’omonimo titolo interpretato, tra gli altri, da Gregory Peck. Nei decenni a venire il successo è stato confermato e ancora nei primi anni 2000 Barack Obama ha sostenuto con forza il valore del libro e del film. A tutt’oggi Il buio oltre la siepe resta una lettura molto stimolante, oltre che assai piacevole.

L’avvocato Atticus Finch è un uomo colto, onesto, con un senso molto forte del decoro e dell’educazione. Vive a Maycomb, immaginario piccolo centro dell’Alabama, negli anni Trenta del Novecento e cresce da solo, con l’aiuto della governante nera Calpurnia, i due figli: Jem, il maggiore, e “Scout”, la minore. Mentre sull’Europa comincia ad incombere il nazismo (ma a Maycomb ne arriva solo un’eco piuttosto lontana), a Maycomb i rapporti tra bianchi e neri sono molto tesi. La situazione rischia di degenerare quando Atticus assume la difesa di un nero accusato ingiustamente di stupro.

La storia è narrata in prima persona da Scout ormai cresciuta che rievoca il periodo tra l’estate precedente il suo ingresso in prima elementare e l’autunno della sua terza elementare. Attraverso i suoi occhi di bambina entriamo in casa Finch, assistiamo ai giochi dei ragazzi, alle loro vicende scolastiche… ma scopriamo anche luci e soprattutto ombre della gretta comunità di Maycomb.

Atticus e i suoi figli si distinguono dalla maggior parte degli altri notabili della cittadina perché tutti, in qualche modo, controcorrente: Atticus, a cui è stata assegnata d’ufficio la difesa di un nero ma che ha abbracciato con piena convinzione la causa, attirando su di sé e sui propri figli perplessità e ostilità; Jem, che segue con consapevolezza crescente la via tracciata dal padre, pur nelle oscillazioni d’umore tipiche della prima adolescenza; e, forse più di tutti, la piccola Scout.

Curiosa, intraprendente, irriverente (a volte anche senza volerlo), la piccola protagonista domina la scena, offrendoci il suo punto di vista ingenuo e appassionato su eventi e persone. Non a caso è proprio lei a manifestare insofferenza verso i ruoli tradizionali del “maschio” e della “femmina”; non a caso è sempre lei a percepire l’incoerenza tra la tanto vantata democrazia degli Stati Uniti e la condizione di ghettizzazione dei neri, considerati individui subumani, in particolare negli Stati del Sud come l’Alabama.

Il romanzo è diventato dunque giustamente celebre come manifesto contro il razzismo. Tuttavia chi ha letto il “sequelVa’, metti una sentinella (che in realtà fu scritto prima, ma non fu pubblicato per suggerimento dell’editore: la sua riscoperta è recentissima) sa che in quella prima versione la scrittrice aveva dato un carattere diverso ad alcuni dei suoi personaggi. Atticus, in particolare, è sempre rappresentato come un uomo di grande onestà e dignità, nemico di ogni ingiustizia; ma si rivela anche contrario alla politica di desegregazione. Il che naturalmente getta una luce di ambiguità su un personaggio amatissimo, da Scout e dal pubblico.

La strada che ha portato un nero alla Casa Bianca è stata lunga e costellata di drammi, lacrime e sangue – come questo stesso romanzo ci dimostra, con la sua piccola storia di gente comune eppure così emblematica. Ed è perfino banale dire che il percorso non è ancora compiuto, giacché a tutt’oggi permangono negli Stati Uniti delle sacche di emarginazione che coinvolgono in particolare la comunità afroamericana (e comunità di immigrati come i latino-americani). E non è storia che riguardi solo gli Stati Uniti. Nessuno si sogna di affermare che l’integrazione sia facile; ma la strada per il progresso e la pace non può che passare per un’inclusione che non lasci nessuno fuori della porta e che sia realizzata in maniera piena, cominciando dalla scuola.

D’altra parte i due romanzi della Lee mostrano molto efficacemente come funzionino i meccanismi del pregiudizio e quali occulte (ma ormai chiare a chi voglia vedere) manovre vi si celino dietro. Nelle due narrazioni forme di esclusione e ghettizzazione (meno nette e violente, ma innegabili) circondano anche i bianchi di estrazione sociale più modesta; i quali, non a caso, sono tra i più ostili nei confronti dei neri, giacché solo contro di loro possono farsi valere.

Una “guerra tra miseri” non dissimile da quella a cui assistiamo oggi a livello globale. Il “buio oltre la siepe”, purtroppo, permane; anzi forse dilaga anche al di qua. Troppa emarginazione tocca ancora ai “diversi”, alle minoranze: come il povero nero Tom Robinson condannato a morte pur essendo innocente; come il misterioso Boo Radley creduto ingiustamente un mostro; come perfino gli stessi Finch considerati troppo anticonformisti.

La via da percorrere è decisamente un’altra: abbattere tutti i privilegi fondati su censo o etnia e tutti i preconcetti, nel nome di una parità di condizioni e di opportunità. E i diseredati del mondo dovrebbero cessare di farsi la guerra e piuttosto allearsi nella grande battaglia della dignità e della parità che li riguarda tutti allo stesso modo. Quest’ultimo resta però l’obiettivo più difficile da conseguire, perché le masse degli emarginati sono per lo più tenute nell’ignoranza, e rese dunque facilmente manovrabili da chi le vuole divise e sottomesse. Oggi come ieri, oggi più di ieri, è necessaria una contro-educazione, capillare, che liberi le coscienze da tutti i fanatismi e dagli odi che ne scaturiscono.

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Un’altra recensione a questo romanzo si può leggere -> qui.