Il baule dei ricordi di carta #2 – Il bambino sottovuoto, Christine Nöstlinger

Cari lettori, ecco un nuovo appuntamento della nostra rubrica bimensile che esplora, ricorda, esamina e sogna quelli che sono stati i grandi classici della nostra infanzia.
 
Questa volta ho deciso di parlare di una delle più grandi scrittrici di libri “per bambini” – il virgolettato è voluto, in quanto io trovo che questa definizione sia da usare sempre in senso lato – di tutti i tempi: l’austriaca Christine Nöstlinger, ironica e surreale, geniale e grottesca al tempo stesso, sicuramente conosciuta e amata da molti di voi. Ho scelto, però, uno dei suoi libri meno noti, Il bambino sottovuoto, semplicemente perché è quello che più mi ha emozionato e divertito, meritandosi la menzione d’onore di “preferito”, cioè un cuore di carta che ai tempi attaccavo con lo scotch sulla copertina dei libri che mi piacevano di più.
 
La trama, in breve, è la seguente: una mattina come tante la signora Bartolotti, una arzilla e bizzarra quarantenne che oggi verrebbe definita “single di ritorno” mentre nei primi anni Novanta era ancora una semplice “zitella”, si vede recapitare un grosso scatolone che non ricorda di avere ordinato. Il pacco, enorme e misterioso, non contiene altro che Marius, un bambino sottovuoto, ovvero liofilizzato e progettato a tavolino da una sinistra e oscura ditta su misura dei desideri dei futuri genitori. Marius è bellissimo, educatissimo, docile, bravissimo a scuola, generoso con amici e parenti: il sogno di ogni mamma, per intenderci. Ma è davvero così? Davvero quello che una madre desidera è un soldatino addestrato a dare sempre il massimo senza tradire alcuna emozione e talmente perfetto da farla sentire maldestra e pasticciona in ogni occasione – oppure un bambino che sbaglia e impara dai suoi errori, che ogni tanto si annoia e risponde male, che si macchia la camicia pulita di gelato e si mette le dita nel naso – con cui però è possibile crescere insieme, sbagliando e giocando, arrabbiandosi e ridendo, imparando qualcosa ogni giorno di più? Davvero la perfezione assoluta e il rigore quasi militare di Marius sono tutto ciò che gli serve per essere felice e per rendere tale chi gli sta accanto?
La risposta si svelerà pian piano lungo il racconto, che è esilarante e geniale anche riletto dagli occhi di un adulto, portando con sé un messaggio che tutti sappiamo ma che, troppo spesso, dimentichiamo: la perfezione alla lunga stanca ma, soprattutto, non è affatto divertente!
 
Difficilissimo da reperire oggigiorno, se non con la speranza di qualche ristampa – ai tempi era pubblicato nella grandiosa collana Gl’Istrici della Salani, che proponeva sempre titoli molto belli e particolari – se dovesse capitarvi tra le mani in qualche bancarella di libri usati o in una biblioteca dimenticata non fatevelo sfuggire, leggetelo ai vostri bambini, ai fratelli minori, a voi stessi dalla prima all’ultima pagina. Una storia divertente e potente, sulla magia di essere bambini e sull’importanza di rimanere se stessi, creature imperfette ma uniche, umane e meravigliose.