Il baule dei ricordi di carta #16 – Il buio oltre la siepe, Harper Lee

Questo libro, pur non essendo di certo un romanzo per l’infanzia, è certamente nei ricordi di quasi tutti noi. Verso la fine delle scuole medie o nei primissimi anni delle superiori era una lettura caldamente consigliata, capace di suscitare sentimenti contrastanti nei più.

Molti si facevano scoraggiare dal fatto che fosse un libro “lungo” (tranne quelli come me, che invece preferivano i mattoni di centinaia di pagine perché i libri corti duravano praticamente un solo pomeriggio…), altri dalla tematica non di certo leggera e dalla scrittura della Lee, molto particolare e particolareggiata. Inutile dire che io, personalmente, ho adorato questo romanzo e non solo: ritengo davvero che sia una lettura che tutti dovrebbero fare proprio verso quell’età, per aprire la mente, riflettere su argomenti che purtroppo sono ancora molto attuali nonostante le apparenze e affrontare, di faccia e di petto, quel “buio” che ci fa paura.

Comiciamo dal titolo, stupendo sia in lingua originale che nella traduzione italiana. To kill a mockingbird, Uccidere un usignolo, ci ricorda di quanto sia crudele infierire su qualcosa di innocente e innocuo per la smania di trovare un colpevole a tutti i costi, che ci permetta di dormire sonni tranquilli perché finalmente “l’uomo nero se ne è andato” e quindi il pericolo è passato. Il buio oltre la siepe, titolo scelto per la versione italiana – a mio avviso molto più adatto di una semplice traduzione letterale dell’originale – risveglia qualcosa nel nostro profondo, che si muove proprio lì, oltre la soglia della coscienza, lasciandoci addosso una sensazione di straniamento.

La piccola Scout, con il suo linguaggio spontaneo e il suo sguardo sincero, esprime tutto lo stupore di fronte a un mondo che funziona esattamente al contrario di come dovrebbe essere. Un mondo che condanna al carcere persone innocenti, che impedisce ai neri di sedersi accanto ai bianchi in un locale o sui mezzi di trasporto, che rende lei e suo fratello vittime di scherzi sempre più crudeli e pericolosi poiché “colpevoli” di avere un padre che ha osato difendere una persona di colore in tribunale. Eppure lei stessa non riesce a nascondere la sua inquietudine di fronte a ciò che è diverso e sconosciuto, ricordandoci che le parole sono sempre più facili e meno impegnative delle azioni e dei fatti, perché il pregiudizio è un male che non risparmia proprio nessuno.

Il buio oltre la siepe è certamente uno dei più belli e meglio riusciti romanzi sul problema del razzismo, ma non c’è solo questo. Trovo che sia anche un libro sull’ambivalenza insita in tutto: nella vita, nell’amore, nei giudizi, nei pensieri. Non è mai una scelta giusta ignorarla, meglio prenderne atto e capire di cosa si tratta.

Cos’è, alla fine dei conti, quel buio? Cosa nasconde? Qualcosa da cui dobbiamo fuggire o, al contrario, qualcosa contro cui combattere? Questo libro pone molto domande e non dà quasi nessuna risposta. Che l’orco di cui tutti hanno paura si riveli alla fine uno dei personaggi più “umani” di tutto il racconto non è di certo una novità, né in letteratura né nella vita di tutti i giorni. Questo libro però va oltre: ci invita a guardare nel buio che abbiamo dentro di noi, sondando le nostre parti più oscure, le paure e le contraddizioni, spingendoci ad accettarle prima ancora che ad affrontarle. Non è facile, ma è necessario – altrimenti non scopriremo mai cosa c’è al di là della siepe. E, credetemi, potrebbe essere davvero un peccato.