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Il baule dei ricordi di carta #1 – La casa sull’albero, Bianca Pitzorno

Sono davvero lieta di presentarvi questa nuova rubrica bimensile de La Libreria Immaginaria, dove cercherò di ricordare e raccontare quelli che sono stati i grandi classici della nostra infanzia, che hanno contribuito a costruire la nostra identità di lettori divora-libri, che ci hanno tenuti svegli la notte sotto la coperta con la torcia in mano per leggere come si vede nei film americani – qualcuno di voi l’ha mai fatto davvero? Io sì! – che ci hanno fatto sognare, piangere, ridere, emozionare e che ricordiamo ancora a distanza di anni e anni, come se avessimo girato ieri l’ultima pagina. Ricordi di carta e di inchiostro diventati indelebili, che non sbiadiscono mai.
 
Ho mille titoli in testa di cui vorrei parlarvi, ma mi sembrava doveroso partire con un romanzo di Bianca Pitzorno, grandiosa scrittrice per l’infanzia e mito indiscusso di chi, come me, è nato nella metà degli anni Ottanta. Da bambina mi riconoscevo in ogni sua parola, ora rileggendola con uno sguardo adulto mi è ancora più evidente la sua straordinaria capacità di raccontare l’infanzia, i suoi miti, le magie e le credenze senza filtri e abbellimenti di sorta, con onestà, affetto e anche un buon pizzico di ironia.
 
La casa sull’albero è, senza ombra di dubbio, uno dei suoi romanzi che più ho adorato. Ricordo che avevo letteralmente consumato il libro, a furia di leggerlo e rileggerlo e portarlo con me ovunque.

La trama è semplice quanto geniale: Aglaia, bambina ribelle e selvaggia, si ritrova a vivere su una meravigliosa capanna in legno costruita sulla cima di un albero altissimo, sul quale crescono frutti di ogni genere, pieno di scoiattoli e pettirossi. Si trasferisce lì in compagnia di Bianca, una sua amica “grande” che però non ha perso la sua parte bambina, la figura dell’adulto che riesce davvero a stare dalla parte dei bambini, che spesso compare nei romanzi di questa scrittrice. La casa è fantastica, un capolavoro di idraulica e di architettura ai limiti della fantascienza, con scale a chiocciola all’interno del tronco, letti appesi ai rami che dondolano con il vento per conciliare il sonno, perfino una sala da musica e ovviamente una biblioteca molto fornita: leggendo diventavo verde di invidia, avrei dato non so cosa per averne una simile! La vita di Aglaia mi sembrava fantastica: tutto il giorno su e giù per l’albero giocando con gli animali, niente scuola – ci pensava Bianca, e ovviamente si trattava sempre di lezioni interessanti e molto divertenti – niente orari imposti dagli adulti per mangiare e dormire, tutta la libertà possibile. Insomma, il sogno di ogni bambino, o quasi. Bianca e Aglaia vivono insieme centinaia di avventure sempre al limite tra realtà e immaginazione, combattendo anche contro il signor Beccaris Brullo, l’altro inquilino dell’albero, un adulto inaridito e antipatico che fa di tutto per mettere loro i bastoni tra le ruote, perché invidioso dell’ottimismo e dell’entusiasmo con cui riescono a guardare la vita anche quando costa fatica.
 
Solo ora, da “grande”, riesco a percepire anche il significato più profondo di questo romanzo, che all’epoca mi sembrava solo una bella storia: un omaggio che la scrittrice ha voluto fare alla bambina che era – la protagonista adulta si chiama Bianca non a caso – uno sprone per continuare a lottare nella vita adulta – spesso frustrante, complicata, faticosa – per non perdere mai gli straordinari desideri dell’infanzia, quelli così potenti da farci credere che sia davvero possibile vivere per sempre su un albero, parlare con cani e gatti e riuscire a vincere sui “cattivi” con astuzia e tanta fantasia. 

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Recensione di
MaddalenaErre
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11 commenti
  • senza dubbio Bianca Pitzorno è stata, assieme a Gianni Rodari, tra gli scrittori che ho letto e amato di più da bambina. Il libro che ricordo con più dolcezza è "Tornatràs", mi spiace di non avere mai letto "La casa sull'albero", ma non si sa mai, magari anche adesso un ritorno alla dimensione delle cose belle (dalla quale tuttavia ammetto di non essermi mai staccata troppo) si può sempre intraprendere :)

  • Grazie per questa nuova rubrica, che mi darà non pochi spunti per le letture che proporrò (sperando che le apprezzino!) ai miei bimbi, che ora sono però troppo piccoli. Confesso che scalpito nell'attesa, e davvero non vedo l'ora di iniziarli al magico mondo dei libri, sperando di essere in grado di proporre senza imporre per non fargli passare la voglia prima di cominciare. Per ora mi sto limitando a disseminare la loro stanza di libri coloratissimi, che loro regolarmente fanno a pezzi… ma va bene così.
    Approfito di questa considerazione per lanciare una domanda a chi vorrà rispondere: come avete iniziato a leggere? Cioè, non qual è stato il vostro primo libro (quello la maggior parte di noi l'ha già detto nelle interviste al lettore); piuttosto, qual è stata la molla che un bel giorno vi ha spinto a prendere in mano un libro? La voglia di leggere quello che la mamma o il papà ci raccontavano per farci addormentare? La curiosità per quegli strani segni sotto l figure? Cosa insomma? Qualcuno ha voglia di rispondere?

  • grazie mille, sono contenta che la prima puntata di questa rubrica vi sia piaciuta :) per me è davvero una gioia scrivere di libri per bambini, dato che ne sono appassionata ancora adesso – e sì, ogni tanto ne compro pure di nuovi in libreria, nonostante la "veneranda" età :)

    Ary, a mio avviso c'è sempre bisogno di cose belle :) rileggere qualche paragrafo dei libri che da piccola mi hanno emozionata mi dà sempre molta carica nei momenti di stanca, o difficili…è una terapia facile e indolore che consiglio a tutti ;)

    Capellidargento, posso immaginare la tua impazienza :) io penso sempre che, quando avrò dei figli, l'unica cosa che vorrò in un certo senso "imporgli" è l'amore per la lettura, perché è stata una delle cose che mi hanno dato più gioia…lo so che non si può fare e che non è giusto, ma non posso smettere di sperare che avrò dei figli che cresceranno "librofili" come me! Trovo molto giusta, però, la tua distinzione tra proporre e imporre: ricordo che, alle elementari, i bambini che più venivano spronati a leggere erano proprio quelli che amavano di meno farlo, perché lo percepivano come una forzatura. Farli crescere circondati di libri, quei buffi e meravigliosi oggetti colorati e pieni di segni strani, mi sembra il modo migliore per crescere dei futuri lettori :) Le domande che poni sono molto interessanti, in effetti io non mi sono mai chiesta apertamente cos'è che mi ha spinto verso la lettura…le risposte richiedono un po' di riflessione, ma prometto di provarci :)

  • Per rispondere a Capelli D'argento:
    io ricordo che già a tre anni non andavo a dormire se prima non mi si leggeva una favola, con annesso libro con figure :P. Penso che l'impulso del tutto sia nato da lì, appena ho imparato a leggere ho iniziato a leggere di tutto, tutta la letteratura per l'infanzia, le fiabe di Andersen e Grimm, fiabe popolari di ogni genere, e romanzi per ragazzi dell'800.. a dieci anni ho letto anche Lovercraft e Poe presi dalla libreria di papà, anche se non è stata una saggia scelta, troppo inquietanti per una bambina di quella età… e soprattutto non vengono recepiti nella loro poetica. :)
    Un'estate di quando avevo 11 anni ricordo lessi 18 romanzi degli Junior Mondadori ( e chi non ne ha letti? ).

    Ricollegandomi al discorso di Maddalena, trovo anche io che sia inutile, e anzi dannoso, spronare eccessivamente i bambini a leggere se non vogliono farlo. Credo che l'amore per le cose fantastiche e per l'immaginifico sia qualcosa che dipende dal carattere e da come siamo fatti. Possiamo però creare" voglia per la lettura" nei bambini, iniziando con il raccontare noi, genitori, delle fiabe o delle storie. L'educazione, nella storia, molto spesso passa attraverso la capacità affabulatoria dei genitori e degli educatori in genere… i bambini recepiscono tantissime cose sotto questo aspetto, e un racconto, che sia adatto alla loro età e dai contenuti positivi e propositivi, può senza dubbio aiutarli a formarsi e a crescere, a maturare una mente elastica, vivace e critica. :) Poi, avranno tanto tempo nella vita per sperimentare delusioni e possibili fallimenti… ma l'importante è che arrivino alle prove dell'età adulta forti nello spirito e nel cuore: solo così saranno in grado di affrontarle.

  • @Vivien: per ora, oltre a lasciargli per la stanza libri per bambini con licenza di smembramento, mi lancio in improbabili recite con un libro in mano, mimando testi il più possibile facili e pieni di animali a cui rifare il verso, con effetto tragicomico perché le mie capacità di attore sono decisamente scadenti. Ma a un anno e mezzo di età mi sa proprio che di più non gli si può propinare… Aspetto con ansia i tre anni, sperando che siano ben disposti quanto lo sei stata tu…

  • Wow!! Bella rubrica! :-) Come già dicevo tempo fa, Bianca Pitzorno ha segnato anche la mia infanzia… Non ho letto "La casa sull'albero", ma ricordo con immenso affetto "Streghetta mia"… STUPENDO!!

    @Capelli d'argento: sai che non te lo so dire? So che la lettura ha sempre fatto parte della mia vita… ma non mi viene in mente un motivo particolare! Devo rifletterci! :-)

  • Le illustrazioni erano del mitico Quentin Blake, il mio preferitissimo…ho anche avuto la fortuna di vederlo in azione a Londra in un incontro da John Lewis, mitico!

    Grazie ancora a tutti, sono felice che questa rubrica risvegli così tanti bei ricordi :)

Recensione di MaddalenaErre

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