Il bambino indaco – Marco Franzoso

Un ragazzo conosce la ragazza giusta e insieme decidono di avere un bambino – questa scelta porta alla luce le insospettabili nevrosi di lei per l’alimentazione del figlio, fino al tragico epilogo che troviamo all’inizio della narrazione.

L’esile trama accompagna personaggi stereotipati – lui, lei, la madre di lui – senza molto spazio per approfondimenti: dov’è la storia personale dei protagonisti? Qual è l’origine delle manie di Isabel? Perché Carlo non prende subito in mano la situazione e invece ripete “Io non dico niente”?

Tuttavia l’Isabel macchietta permette all’autore di attribuirle comportamenti tipici di certa pseudo-cultura new-age: una dieta povera di proteine animali, lo scetticismo verso le scienze medica e farmacologica, la fede nei riti delle culture orientali e nella “magia” di alcune sostanze nei fatti dannose per l’organismo fragile di un bambino. Forse riuscire a giustificare tale nevrosi attraverso un personaggio letterario era un’impresa disperata, quindi Franzoso ha dato più peso all’idea dietro questa breve storia, pronta per fornire un soggetto cinematografico nelle mani di Saverio Costanzo.

Bambino indaco