Il bacio della donna ragno – Marcel Puig

A volte capita che un libro, acquistato non si sa più quando, su consiglio di chi, perché, dopo essere stato dimenticato per anni tra i tanti sullo stesso scaffale, ritorni più o meno casualmente tra le mani. Ed è il momento giusto per leggerlo. È quello che mi è capitato con Il bacio della donna ragno (El beso de la mujer araña, 1976) dello scrittore argentino Marcel Puig (Buenos Aires 1932-Cuernavaca 1990).

Molina e Valentìn condividono la stessa cella in carcere tra il 1974 e il 1975. Siamo nell’Argentina sottoposta alla dittatura, e Valentìn, che ha 26 anni, è stato arrestato per motivi politici; Molina invece, che di anni ne ha 37, è dentro per aver sedotto un minorenne. I due uomini sono profondamente diversi: romantico e trasognato Molina, cinico e interamente concentrato sulla rivoluzione Valentìn. Col trascorrere delle settimane, però, la convivenza forzata avvicina i due uomini.

Il romanzo presenta una cifra stilistica molto originale. Anzitutto manca una voce narrante: il lettore segue la storia principalmente attraverso i dialoghi dei due uomini (e occasionalmente di altri personaggi) o attraverso altre forme di discorso o pensiero diretto; eppure i luoghi e i personaggi si dipingono nitidissimi davanti ai nostri occhi. Non solo. A piè di pagina ricorrono lunghissime note, prevalentemente dedicate ai diversi studi sull’omosessualità.

Molina, omosessuale ed effeminato, è un personaggio molto ben tratteggiato: le sue passioni sono i film romantici e le canzoni d’amore, è innamorato di un uomo “normale” e si affeziona a Valentìn; Valentìn dal canto suo trascorre lunghe ore a studiare testi rivoluzionari, mostra spregio per la classe borghese e per le convenzioni borghesi come l’amore di coppia. Ciascuno dei due apre all’altro un mondo completamente diverso e pressoché ignoto.

La vicenda dei due protagonisti si svolge sullo sfondo della dittatura che ha oppresso e insanguinato l’Argentina tra gli anni Sessanta e Ottanta, tormentando la popolazione e soffocando qualunque opposizione. Tuttavia Valentìn, che si batte contro il regime, resta in secondo piano rispetto al personaggio di Molina che invece campeggia, fino alla conclusione della vicenda.

Originale certamente, il romanzo resta quindi vagamente ambiguo, lasciando la ribellione politica subordinata rispetto ad un modello di vita in cui prevalgono gli affetti privati.