• Cerca
  • Lost Password?
  • Lost Password?

I testamenti – Margaret Atwood

Alcuni anni fa, preparando un seminario sulla questione femminile, scoprii il romanzo Il racconto dell’ancella. Il libro non mi entusiasmò, nonostante l’idea di partenza mi sembrasse, e mi sembri tuttora, veramente geniale; oggi, dopo una seconda lettura, il mio giudizio si è fatto più positivo, ma in effetti non sono in grado di dire fino a che punto questo dipenda dalla visione della ottima serie televisiva ispirata al romanzo. Di sicuro, però, il successo della serie ha contribuito alla decisione dell’autrice Margaret Atwood (Ottawa, 1939) di dare un seguito a quel romanzo con I testamenti (The Testaments, 2019).

Nei Testamenti si alternano tre voci narranti: quella di zia Lydia, personaggio già ben noto dal romanzo precedente, e quelle di due giovanissime donne chiamate Agnes e Daisy. I tre filoni sono destinati, verso la conclusione, a convergere. Siamo a Gilead, la repubblica teocratica nata sulle macerie di una parte degli Stati Uniti d’America dopo un colpo di stato, come narrato nel Racconto dell’ancella. In questa nuova società americana le donne sono del tutto sottomesse e svolgono dei ruoli fissi che sono segnalati anche dal colore dei loro abiti: le Mogli, le Ancelle, le Marte, le Zie… alle donne, fatta eccezione per le Zie, è anche impedito di leggere e scrivere, tanto che alle nuove generazioni non viene proprio insegnato. Le tre protagoniste del romanzo, però, per diversi motivi, conoscono la scrittura e l’adoperano per lasciare una testimonianza delle vicende che le vedono, o le hanno viste, coinvolte.

Il racconto dell’ancella lasciava il finale in parte aperto, nella certezza comunque che un giorno Gilead sarebbe tramontata. Nei Testamenti si definiscono diverse situazioni rimaste sospese: viene rivelata infatti la sorte toccata a Difred, la protagonista del primo romanzo, e si racconta l’inizio della fine di Gilead ad opera di una Resistenza molto ramificata. I due libri condividono però la cornice: si immagina difatti in entrambi che le testimonianze delle donne di Gilead vengano rinvenute a molti decenni di distanza e vengano analizzate da esperti che studiano quello Stato che ormai non esiste più.

I testamenti sono per molti versi un romanzo più complesso rispetto al Racconto dell’ancella, innanzitutto proprio perché all’unica voce narrante del primo si sostituiscono qui tre voci diverse. La narrazione inoltre scorre fluida, forse anche più avvincente che nell’altro romanzo. Le pagine migliori sono certamente quelle del diario di zia Lydia, che non solo rivelano la storia personale della donna e i suoi sentimenti più profondi e lungamente dissimulati, ma aprono un interessante squarcio, da un altro ma non meno drammatico punto di vista rispetto al Racconto dell’ancella, sugli inizi di Gilead. I racconti di Agnes e, soprattutto, di Daisy sono invece meno felici e, più che nel caso di zia Lydia, presentano dei tratti inverosimili ed altri di un romanzesco piuttosto trito. Complessivamente, comunque, dei due libri sicuramente Il racconto dell’ancella resta il più originale.

Come la stessa Atwood ha avuto modo di scrivere nella postfazione dei Testamenti, il pubblico ha lungamente pressato la scrittrice affinché desse un seguito al primo romanzo e infine, 35 anni dopo, l’autrice ha pubblicato il tanto atteso prosieguo.

A tratti sembra, in effetti, che l’ispirazione sia stata superata dal desiderio di accontentare il pubblico con pagine numerose e dense di colpi di scena (troppi, in effetti) ambientate a Gilead. Ma non bisogna neppure dimenticare che Il racconto dell’ancella, scritto e pubblicato negli anni ’80 del Novecento, aveva un significato ben preciso in quel contesto storico: la scrittrice guardava infatti con preoccupazione al riflusso seguito alle conquiste delle donne dei decenni immediatamente precedenti; quindi Il racconto dell’ancella rappresentava un monito estremamente attuale a non dare per scontate le vittorie conseguite nelle lotte femministe. Oggi il problema femminile non è ancora assolutamente risolto, tuttavia la questione si pone in termini diversi, come è inevitabile che sia essendo trascorsi decenni, e quindi una distopia che ancora ripropone l’invenzione narrativa degli anni ’80 inevitabilmente perde il collegamento col tempo presente che la renderebbe effettivamente e pienamente valida.

 

Condividi
Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

Vedi tutti i post
Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Recensione di D. S.

Slider by webdesign