I racconti delle donne – Annalena Benini (a cura di)

Ogni anno, in un modo o nell’altro, le mie letture hanno un carattere prevalente. Questo è probabilmente l’anno della letteratura al femminile: benché in realtà si tratti di un interesse che mi accompagna da molto tempo, in questo 2019 le mie letture sui temi femminili sono particolarmente frequenti. In questo caso, curiosando tra gli scaffali, mi è capitata tra le mani un’altra raccolta di racconti della casa editrice Einaudi (come Racconti matematici o Racconti da ridere), questa volta dedicata alle voci di donne: I racconti delle donne (2019), a cura della giornalista e scrittrice Annalena Benini (Ferrara, 1975).

Il volume raccoglie venti “pezzi” che non possono essere definiti tutti “racconti” in senso stretto poiché ne fanno parte brevi saggi (come Discorso sulle donne di Natalia Ginzburg o Quando l’artista è un mostro di Claire Dederet),  racconti-riflessione di carattere autobiografico (come Prima della classe di Elsa Morante o La parola con la D di Nora Ephron), un distico fulminante di Patrizia Cavalli e altre modalità di scrittura oltre al tradizionale racconto. Si comincia con un classico bellissimo, La presentazione di Virginia Woolf, in cui vediamo la giovane Lily al suo debutto in società che si scontra con un mondo che non corrisponde alla sua natura e ai suoi interessi e che non riconosce la sua dignità, e si chiude con il recente saggio Quando l’artista è un mostro di Claire Dederer in cui l’autrice si interroga, quasi angosciata, su quale sia il prezzo da pagare per una donna che voglia scrivere o più in generale portare a termine un progetto intrapreso. Nel mezzo pezzi non tutti dello stesso pregio letterario, tra cui un bel Saffo o del suicidio di Marguerite Yourcenar, che affronta il tema dell’omosessualità femminile, e un altrettanto bello Quello che si ricorda del premio Nobel Alice Munro, in cui si tratta del tradimento.

Ognuno dei pezzi è seguito da una nota a cura della Benini che fornisce qualche informazione sulla vita e l’opera dell’autrice e una chiave di lettura del testo antologizzato. Questi interventi, insieme all’introduzione intitolata Una festa bellissima che apre il libro (sempre a cura della Benini), oltre a offrire dati biografici e interpretativi, rendono più chiaro il filo rosso che collega autrici a volte anche molto distanti per origine e cronologia.

I pezzi della raccolta, infatti, pur molto diversi l’uno dall’altro (e non solo perché appartenenti a generi diversi) sono accomunati da un sentimento di disagio che a volte diventa male di vivere o anche angoscia profonda: il disagio di chi porta in sé il dramma proprio e delle tante generazioni di donne che l’hanno preceduta, il pregiudizio, l’emarginazione, la sottovalutazione che tutte le donne ben conoscono, purtroppo ancora fino ad oggi e anche nei nostri paesi avanzati in cui, sulla carta, le pari opportunità sono riconosciute. Nel suo Invidia del 2003 (non 1903!) inserito nella raccolta, Kathryn Chetkovic scriveva che il desiderio delle donne è sempre quello di essere legittimate: se così è ancora in questo inizio di terzo millennio (ed io credo che lo sia), è perché evidentemente ciò non è ancora avvenuto.