I miei piccoli dispiaceri – Miriam Toews

Elf mi dice che dentro di sè ha un pianoforte di vetro. Ed è terrorizzata all’idea che possa rompersi. Non può permettersi che si rompa. Mi dice che è schiacciato sotto la parte destra del suo stomaco, che a tratti sente gli spigoli duri premerle contro la pelle, che teme possa trafiggerla, e di morire dissanguata. Ma più di tutto la terrorizza l’idea che si possa rompere dentro di lei. […] Quando sente il rumore delle bottiglie gettate nel camion dei rifiuti, o uno scacciapensieri o perfino un certo tipo di uccelli cantare pensa immediatamente che sia il piano che si sta rompendo. Stamattina ho sentito una bambina ridere, dice, una ragazzina venuta a trovare suo padre, ma non sapevo fosse una risata, ho pensato a un rumore di vetro infranto e mi sono presa la pancia tra le mani pensando oh no, ci siamo.

In libreria dal 9 aprile, I miei piccoli dispiaceri è stato il romanzo protagonista delle mie letture serali che però, invece di conciliarmi il sonno, me lo ha fatto perdere in diverse occasioni.

A raccontarci questa storia è Yoli, una canadese nata da una famiglia mennonita, trasferitasi poi dalla piccola e retrogada cittadina alla ben più indifferente e libera Toronto. Yoli è, come tutte le donne, tante persone in una: è madre di due figli avuti da due relazioni differenti, è una scrittrice di libri per adolescenti, è una figlia premurosa, ma soprattutto è la sorela di Elf che ha deciso di voler morire.

Anche Elf è tante cose: è un genio della musica tanto da essere, a cinquant’anni, una pianista di fama internazionale; è adorata da tutti: dal suo agente italiano Claudio, dai suoi colleghi musicisti e dai suoi fan (che le scrivono mail e lettere d’affetto e amore); è una moglie amata dal tenero Nic, che la venera con quel sentimento puro, scoperto e completo che ogni donna desidera per sè.

Ma allora perchè Elf tenta il sucidio?
Cosa spinge una donna che ha così tanto dalla vita a volersene liberare? Come agisce questa invisibile malattia, questa tristezza insita, questa depressione, questa incapacità di vivere? E’ un gene che si trasmette da genitori a figli o nasce da un evento traumatico che non sappiamo gestire?

Questo Yoli non lo sa. Non sa come aiutare sua sorella a ritrovare la voglia di vivere, ma ci prova in tutti i modi: con la tenerezza e le carezze, con le risate, con i ricordi delle loro pazzie infantili, con le parole dure e la rabbia, con le lacrime della disperazione, stalkerando i medici del reparto psichiatrico affinché non la dimettano…

La voce narrante del romanzo è appunto quello di Yoli, un personaggio nel quale ci auguriamo di non I-miei-piccoli-dispiaceridoverci mai identificare ma che al tempo stesso ammiriamo per la per la sua fibra adamantina. Come fa a non crollare? Dove trova la forza di essere sempre presente al capezzale della sorella, di monitorare i due figli adolescenti a Toronto tramite sms, fare da stampella emotiva a sua madre che prova ad affogare i dispiaceri giocando al bingo online e ciarlando con chiunque le capiti a tiro? E davvero vuole prendere in considerazione la richiesta di Elf di non lasciarla morire da sola, di aiutarla quindi a morire?

Miriam Toews mi ha tirato un tiro mancino.
La sua scrittura oliosa, frizzante, delicata e a tratti oserei direi “leggera”, mi ha spinta erroneamente a credere di trovarmi davanti una lettura adatta alla ore piccole della notte, una lettura che potessi affrontare senza troppi ragionamenti, senza ripensamenti.

E invece, come una cena che non si lascia digerire facilmente, questo libro ti ritorna in mente, s’insinua negli angoli più impolverati della mente e all’improvviso fa capolino nei pensieri, nella pancia.
Qual è la causa scatenante del mal di vivere? Quanto siamo capaci di sopportare? Qual è il nostro limite?