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I diari della falena – Rachel Klein

“Maybe a vampire is just someone who wants to take over someone else,

to see their reflection not in a mirror, but in another person’s face.”

Rebecca* è una sedicenne timida e introversa, che passa il tempo a scrivere pensieri e riflessioni su diari segreti rivestiti di stoffa rosso sangue. La sua fragilità, però, non è del tutto immotivata: suo padre, un famoso poeta, si è da poco tolto la vita e sua madre, distrutta dal dolore e incapace di occuparsi di lei, ha deciso di mandarla a terminare i suoi studi lontano da casa.

Brangwyn, questo è il nome del collegio, è un posto a metà tra il fiabesco e il sinistro, sospeso nel tempo e nello spazio: sembra quasi che tutto si sia fermato a un’epoca di sospiri e ombre, quando l’unico modo sicuro per proteggere qualcosa – o qualcuno – dalle brutture del mondo era quello di tenerlo sotto chiave. Cosa succede, però, se il vero pericolo mortale è anch’esso dentro quella porta chiusa? Cosa si può fare, allora, per proteggersi?

Rebecca e le sue compagne, allontanate dalla vita reale, si lasciano scivolare addosso i giorni tra le lezioni, le prime droghe psichedeliche che qualcuno riesce sempre a far entrare tra le mura di pietra del collegio, i primi turbamenti e le prime, inaspettate e violente, pulsioni sentimentali e sessuali. Brangwyn è un posto strano: sembra che il rigore sia l’unica regola possibile ma, allo stesso tempo, ai pochi adulti presenti – anch’essi con le loro fobie e turbamenti – non importa poi molto di quello che le ragazze fanno – sono lasciate a loro stesse, con l’unica prospettiva di una vita fuori di lì che però sembra assurdamente lontana, come un’allucinazione. Rebecca, bisognosa di affetto e conforto, stringe un rapporto quasi simbiotico con Lucy, la sua compagna di stanza, in un’amicizia che sembra avere, per molti versi, i connotati di un vero e proprio amore romantico. Tutto sembra comunque procedere bene, nonostante la noia e le domande esistenziali senza risposta, fino all’inaspettato arrivo di Ernessa, una ragazza nuova, esotica e strana, che fin dal primo momento si distingue dalle altre. Non mangia mai, non parla volentieri di sé e del suo passato, la mattina il suo letto sembra intonso e perfetto come se nessuno ci avesse mai dormito dentro e, soprattutto, si lega lentamente ma inesorabilmente a Lucy, allontanandola sempre di più da Rebecca, che rimane a guardare senza poter fare nulla.

A poco a poco, strane cose cominciano a succedere a Brangwyn: due ragazze vengono trovate morte, sfracellate nel cortile della scuola in una gelida mattina d’inverno – è sicuramente un suicidio, ma allora come mai la caduta è avvenuta proprio di fronte alla finestra chiusa di Ernessa? E da dove arriva quell’enorme gatto nero che diverse ragazze giurano di aver visto aggirarsi a tarda sera nel corridoio, ma che nessuno riesce mai ad afferrare? E come fa Ernessa a sopravvivere senza mangiare mai nulla ma, soprattutto, chi è lei veramente?

Rebecca, sofferente per la perdita dell’amica, si convince sempre di più che Ernessa sia un vampiro, che sta succhiando via la vita da Lucy – resa irriconoscibile da un torpore e da una debolezza senza altra ragione. Cerca di difendere l’amica come può: la obbliga a mettere tralci di teste d’aglio attorno al letto, la spinge a passare meno tempo con Ernessa e più con le altre compagne, ma senza risultato – Lucy è completamente stregata da Ernessa e non vuole sentire ragioni. Quando, verso la fine del racconto, Lucy verrà ricoverata in ospedale in fin di vita, per una forma di debolezza e anemia estrema che i medici non sanno come spiegare, Rebecca si vedrà costretta a prendere una decisione definitiva.

Se avete letto fino a qui, probabilmente, vi starete chiedendo che cosa ha di diverso questo libro rispetto ai diecimila romanzi sulla falsariga di Twilight che negli ultimi anni hanno contribuito al disboscamento della foresta amazzonica. La risposta che posso darvi è: leggetelo – e capirete. I diari della falena racconta di un’allucinazione collettiva, della disperazione di una ragazza troppo sola e mentalmente disturbata – questo ci viene detto già all’inizio del libro, con una breve prolessi di Rebecca adulta che analizza il suo diario di adolescente insieme al suo psichiatra. Racconta di cosa vuol dire avere sedici anni e sentire dentro di sé la forza inesorabile dell’attrazione – verso i maschi, sì, ma se non ci sono c’è comunque lì qualcuno che è altro da te, qualcuno che può affascinarti, darti amore, darti calore e piacere – e averne paura. Racconta di come, spesso, durante l’adolescenza i rapporti tra amiche siano così totalizzanti e simbiotici da essere più forti quasi di un rapporto d’amore. Racconta della vergogna e del dolore bruciante del rifiuto, di come fa male vedere che qualcuno di tutto quello che provi non sa più che farsene. Racconta di gelosia e di insicurezza, di quanto è difficile diventare grandi. Racconta anche di come, alla fine di tutto, sia la nostra stessa mente la cosa di cui dovremmo avere più paura.

Ernessa, molto probabilmente, non è un vampiro – ma solo una ragazza strana e volitiva, che ama vivere fuori dagli schemi. E Lucy non è la vittima indifesa di una creatura dell’oltretomba, ma più prosaicamente di  un altro mostro non meno agghiacciante: l’anoressia. E forse Rebecca non è pazza, ma solo molto sola e insicura. Molto probabilmente. Forse. Ma se non fosse così? Se bastasse la convinzione di qualcosa per renderlo reale?

Rachel Klein descrive alla perfezione l’inferno dell’adolescenza, soprattutto quando questa è repressa e vissuta senza la presenza di una controparte maschile. L’autrice si ispira molto allo storico filone del “girl-on-girl vampires”, inaugurato in modo mirabile nel tardo Ottocento da Sheridan Le Fanu con la sua Carmilla (o Mircalla, o Millarca) che passava il tempo a succhiare sangue dal collo di giovinette in fiore che in realtà erano ben contente di ricevere le sue visite. Oltre a questo, non ha paura di immergersi negli abissi profondi della mente di un’adolescente, senza mai cadere per un solo secondo nel cliché dei “belli e dannati” che da troppo tempo ormai abita ogni qualsivoglia testo a tema vampiri.

*in realtà, nel romanzo, non viene mai rivelato il nome della protagonista e voce narrante, scelta a mio avviso azzeccata per aumentare l’identificazione con chi legge. Io ho mutuato il nome dall’adattamento cinematografico che ne è stato tratto, altrimenti la recensione sarebbe risultata troppo confusa!

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MaddalenaErre
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