Guida galattica per gli autostoppisti (la serie) – Douglas Adams

Guida Galattica per gli Autostoppisti

Guida Galattica per gli Autostoppisti è, sostanzialmente, un libro di fantascienza, ma il modo in cui tratta l’argomento lo rende senza dubbio unico nel suo genere. Douglas Adams utilizza una terminologia particolare e originale, e ha uno stile scanzonato, divertente ed estremamente fluido, tutte caratteristiche che si accostano in modo perfetto alla fantasiosa e frizzante trama della serie.

Il libro parla di un manipolo di creature (sia terrestri che aliene) che per una serie di eventi si ritrovano a condividere, per scelta o loro malgrado, una improbabile avventura nei più reconditi meandri dello spazio. Il tutto è intervallato da parentesi educative che illustrano luoghi, costumi, abitudini, persone e avvenimenti dell’universo contenuti in una immensa enciclopedia, la più completa che esista: la Guida Galattica per gli Autostoppisti, appunto, vera e propria fonte di conoscenza per chiunque.

Un libro divertente e bizzarro, che mi sento di consigliare sicuramente a tutti gli amanti della fantascienza, ma anche a quelli che apprezzano la particolarità e l’originalità nello stile letterario di un autore. Un solo difetto: è davvero, davvero troppo corto.

 

Ristorante al Termine dell’Universo

Decisamente ispirato anche questo secondo episodio della serie, ci sono

dei momenti esilaranti paragonabili al primo capitolo e in generale si respira la stessa assurda atmosfera. Molti sono, ovviamente, i rimandi e i collegamenti con la storia precedente, con geniali intrecci e “colpi di scena spazio-temporali” davvero notevoli!

 

La vita, l’universo e tutto quanto

Una delle cose che, almeno per quanto mi riguarda, caratterizzano i primi due volumi della serie (e che in generale è una caratteristica che adoro di

Adams) è quella sorta di “genialità immediata” che ti capita di scoprire leggendo le sue opere. Il suo modus narrandi è ricco di ironia, intelligenza, frasi intrecciate, figure ricorsive e particolari assurdamente intriganti. Tutto questo in genere viaggia parallelamente alla storia, creando l’effetto dirompente di una trama eccezionale raccontata con una forma altrettanto eccezionale.

Non so se è dipeso da me o da qualche altro fattore, ma la genialità di questo terzo capitolo mi è apparsa nella sua interezza solo quando l’avevo finito. Sia chiaro: lo stile narrativo di Adams è sempre incredibilmente avvolgente, e la storia, man mano che proseguivo la lettura, aveva come al solito quegli usuali picchi che ti inducono alla risata sonora (e in metropolitana questo, in genere, è fonte di interessanti reazioni), ma questa volta il cerchio si chiude completamente solo alla fine dell’ultimo capitolo.

Libro davvero ispirato. Dopo “La vita, l’universo e tutto quanto” non guarderò più con gli stessi occhi il gioco del cricket, diffiderò (almeno per un primo momento) dai divani Chesterfield e se un giorno verrò insultato da un tizio uscito da una nave spaziale appena atterrata sulla terra, non mi meraviglierò più di tanto.

“Avete mai conosciuto Eccentrica Gallumbits, la prostituta dai tre seni di Eroticon Sei? C’è chi dice che le sue zone erogene comincino a sei chilometri dal suo corpo reale. Secondo me invece cominciano a otto chilometri.”

“Quella ragazza è una delle forme di vita organica meno ottusamente inintelligenti che abbia mai avuto il dispiacere di non riuscire a evitare di conoscere.”

“Il Campo PA (Problema Altrui) è assai più semplice ed efficace, inoltre può funzionare per più di un secolo con una sola pila per torcia elettrica. Questo perché sfrutta la naturale tendenza della gente a non vedere ciò che non vuole vedere, che non si aspetta o che non è in grado di spiegarsi.”

Addio, e grazie per tutto il pesce

Quarto capitolo un po’ atipico della geniale saga. Quasi completamente ambientato sul nostro pianeta, stavolta il protagonista Arthur Dent ha i piedi ben piantati per terra (o quasi) e deve vedersela con la bestia forse più grande e spietata che abbia avuto il (dis)piacere di fronteggiare: l’innamoramento.

Sebbene sia stato scritto un po’ in fretta, per le pressioni che Adams ha ricevuto all’epoca dall’editore, devo dire che a me è piaciuto parecchio. La parte iniziale (dall’atmosfera vagamente cupa), la storia d’amore e le piccole perle di genialità di cui è cosparso (“piccole” perché in effetti non sono paragonabili a quelle dei volumi precedenti, pur restando comunque meritevoli) rendono questo romanzo una piacevolissima boccata d’aria nella frenesia della serie. Un capitolo più introspettivo, nel quale Arthur deve fronteggiare sentimenti sempre più forti e presenti, e al contempo sapersi destreggiare tra mille eventi e scoperte che gli capitano tra capo e collo (ma ormai dovrebbe esserci abituato). Il personaggio di F. (puntato per non rovinarvi nulla) è intricante al punto giusto, e per quanto mi riguarda, all’epoca ricordo di aver letteralmente divorato la parte centrale del libro, dedicata all’incontro tra Arthur e F., e alla fase iniziale del loro rapporto.

Sul fronte della storia della serie diciamo che “Addio, e grazie per tutto il pesce” aggiunge pochi elementi, ma chiude qualche importante interrogativo lasciato in sospeso, e soprattutto ci svela il fondamentale Messaggio Finale di Dio al Creato! Vi assicuro che, dopo averlo letto, non dormirete più allo stesso modo…

Molti lo definiscono “superfluo”, io non sono assolutamente d’accordo.

“Mark Knopfler ha la straordinaria capacità di far emettere alla sua Schecter Custom Stratocaster dei suoni che paiono prodotti dagli angeli il sabato sera, quando sono esausti per il fatto di essere stati buoni tutta la settimana e sentono il bisogno di una birra forte.”

“Ford premette il pulsante contrassegnato dalla scritta ‘Interruzione disponibilità di accesso’, subentrata all’ormai vetusta ‘Disattivazione operatività’ che tanto tempo prima aveva rimpiazzato la parola incredibilmente antidiluviana ‘Spento’.”

 

Praticamente innocuo

Geniale. Sono qui da 5 minuti a pensare ad un termine meno banale per descrivere questo libro, ma credo che nulla sia più calzante di “geniale”. Il perfetto epilogo di una storia tanto strampalata quanto esilarante, partita davvero col botto con un abbrivio da mozzare il fiato e proseguita in maniera sempre brillante fino a questo ultimo capitolo. Posso finalmente affermare con cognizione di causa che la serie “Guida Galattica per gli Autostoppisti” è un must assoluto per qualsiasi amante della fantascienza, delle assurde trame e situazioni finemente intrecciate, del cricket e degli asciugamani.

Tre storie proseguono parallelamente per quasi tutto il corso del libro, ricongiungendosi per dare vita ad un finale della saga talmente azzeccato e fuori di testa da lasciare dietro di sé un buco nero, che vi farà senza ombra di dubbio rimpiagere il fatto di poter leggere così poche altre opere di questo autore. Ritroviamo Trillian, che ci ha accompagnato per tutti i precedenti libri, un Arthur vagabondo stabilitosi per un po’ su un pianeta ospitale in cui si è ritagliato un ruolo piuttosto bizzarro e un Ford che, sfruttando l’incredibile dote del riuscire a cavarsi sempre dai guai con elegante e a volte leggiadra maestria, penetra nei più reconditi meandri della Guida per scoprire cosa vi si cela realmente dietro.

“Praticamente innocuo” è disseminato di dialoghi e descrizioni incredibilmente ispirati, e autentici tocchi di classe che mi hanno indotto più di una volta a rileggere alcuni capitoli – e.g. quello dell’oracolo sui pali, che è da rimanerci secchi. Secondo me Adams ha raggiunto i livelli del primo libro della serie, sebbene questo sia forse un po’ più riflessivo. Prima di leggerlo avevo paura che mi lasciasse l’amaro in bocca. Non vi so spiegare il perché, forse temevo che la geniale impalcatura messa in piedi fino a quel momento potesse essere rovinata da un finale banale, ma per fortuna così non è stato. Tutt’altro direi.

Peccato sia finita.

“Qualunque cosa accadde, accadde.”
“Qualunque cosa che, accadendo, ne fa accadere un’altra, ne fa accadere un’altra.”
“Qualunque cosa che, accadendo, induce se stessa a riaccadere, riaccade.”
“Però non è detto che lo faccia in ordine cronologico.” (dalla dedica)

“La prima cosa da capire a proposito degli universi paralleli… è che non sono paralleli. È importante rendersi conto che, a rigore, non sono neppure universi, ma è molto più facile cercare di capirlo un po’ più tardi, dopo che ci si è resi conto che tutto quello che si è capito fino a quel momento non è vero.”

“La scritta dice: “La principale differenza tra una cosa che potrebbe rompersi e una cosa che non può in alcun modo rompersi è che quando una cosa che non può in alcun modo rompersi si rompe, di solito risulta impossibile da riparare”.”