Gli zii di Sicilia – Leonardo Sciascia

Chi mi conosce, anche solo attraverso il web, ormai sa che c’è uno scrittore siciliano per il quale, anni fa, è scoccata la scintilla e che da quel momento amo svisceratamente. Si tratta di Leonardo Sciascia (Racalmuto, 1921 – Palermo 1989), al quale periodicamente ritorno approfittando della sua ricchissima bibliografia. Dopo essermi deliziata con le opere più famose, da qualche tempo sto recuperando libri meno noti che appartengono agli esordi dell’autore o che hanno avuto eco minore; e questa volta è toccato a Gli zii di Sicilia (1960), che si può definire l’opera prima di Sciascia nel campo della narrativa pura.

Il libro si compone di quattro racconti, i primi tre pubblicati nel 1958 e ambientati in Sicilia in epoche diverse, che spaziano dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento; il quarto aggiunto nell’edizione del 1960 e ambientato in Spagna durante la guerra civile del 1936-1939.cover

Sciascia è un narratore affascinante, e lo si apprezza fin da questo libro, in cui i racconti scorrono piacevolissimi catturando il lettore (anche Calvino ne rimase colpito) con trame interessanti e riflessioni attente sulla contemporaneità, tutto condito da un’ironia amara che resterà una delle cifre stilistiche dello scrittore. Anche i temi sono già quelli che torneranno poi nei romanzi e nei racconti successivi: la Sicilia, anzitutto; il fascismo e la Liberazione; il comunismo; il Risorgimento e l’unità d’Italia. E fin da qui la Sicilia si presenta, oltre che con la sua precisa identità storica, geografica, culturale, anche come metafora dell’Italia e del mondo, di ieri e di oggi, dei drammi umani dell’ipocrisia, della corruzione,  del trasformismo, della violenza. Su tutto questo si muove lo sguardo critico e dolente di Sciascia, quello sguardo già acutissimo che col tempo sarebbe diventato sempre più cupo.

Fin da questa prima prova narrativa l’autore si rivela capace di costruire personaggi a tutto tondo, veri ed efficacissimi, che restano inevitabilmente impressi perché capaci di suscitare le emozioni più diverse, dalla rabbia allo sdegno alla tenerezza: la zia d’America che ha fatto fortuna e rinnegato le proprie origini, il candido Calogero alle prese con la morte di Stalin, il nobile Garziano che diventa garibaldino per convenienza, il giovane zolfataro che nella guerra di Spagna scopre le ipocrisie e le violenze della politica e della storia…

Intenso e appassionato narratore, interprete sensibilissimo e intelligentissimo della contemporaneità, penna limpida e sicura che si concede qualche ricercatezza (anche dalla sua parlata siciliana), Sciascia presenta qui già maturi i caratteri che avrebbe successivamente approfondito e che lo rendono uno degli scrittori più grandi del nostro Novecento, benché spesso misconosciuto per non aver risparmiato a nessuno dei poteri forti le sue critiche pungenti.