Giuda – Amos Oz

L’ultimo romanzo di Amos Oz (Gerusalemme, 1939) è stato definito dal giornalista e scrittore Wlodeck Goldkorn un capolavoro, e in effetti si tratta di un romanzo originale e ricco di spunti di riflessione intensi e drammatici. L’anno di pubblicazione è il 2014 e il titolo già di per sé stuzzicante: Giuda (in lingua originale Il Vangelo di Giuda Iscariota, Habasorah al pi Yehuda Ish Qariyot).

Nell’inverno 1959-1960 Shemuel Asch, venticinquenne studente universitario, è stato lasciato dalla fidanzata che ha preferito sposare un ex e si ritrova anche privato del sostegno economico della famiglia a causa di un dissesto finanziario. Decide quindi di lasciare l’università e Gerusalemme e di cercare lavoro in un nuovo insediamento, quando nota un avviso in bacheca all’università che offre uno strano lavoro. Così il giovane si ritrova a fare compagnia ad un anziano invalido, Gershom Wald, in una casa isolata e misteriosa; qui vive anche una donna sui 45 anni, Atalia, per la quale Shemuel sente immediatamente un’attrazione viscerale. Nei mesi Shemuel scoprirà vari segreti della casa e vivrà esperienze ed emozioni che probabilmente lo cambieranno per sempre.

Il romanzo ruota intorno al tema del tradimento, come si può immaginare dal titolo, che cita il nome di colui che è diventato, nella cultura cristiana, l’emblema, la personificazione addirittura, del tradimento. Giuda è l’oggetto della curiosità e delle ricerche universitarie di Shemuel. Ma traditore fu chiamato il nonno di Shemuel, ucciso dai partigiani ebrei perché accusato di fare il doppio gioco; traditore fu definito anche Shaltiel Abrabanel, l’uomo politico ebreo favorevole ad una convivenza pacifica di Arabi ed Ebrei in Palestina. E poi c’è Shemuel stesso che si sente tradito dalla propria famiglia; di tradimenti (adulteri in particolare) si occupa Atalia per un’agenzia investigativa…

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Il tradimento tuttavia si configura in questo romanzo come un concetto molto più ricco e problematico rispetto all’accezione negativa comune, a cominciare dal personaggio biblico di Giuda che Shemuel, attraverso i suoi studi, giunge a definire il primo vero cristiano, e anche l’ultimo e l’unico, ribaltandone così completamente il ritratto tradizionale. Quanto a Shaltiel Abrabanel, questi appare un personaggio complesso, di luci e di ombre: uomo politico affascinante ma padre anaffettivo.

La piccola storia personale di Shemuel, ragazzone asmatico, impacciato, socialista, emotivo e piuttosto immaturo, facile all’entusiasmo come allo sconforto, si viene ad intrecciare così con temi giganteschi, religiosi e politici. Sullo sfondo, non si dimentichi, della recente fondazione dello Stato di Israele e dei conflitti con le popolazioni islamiche circostanti.

I personaggi sono presentati a tutto tondo con grande maestria narrativa e grande acutezza introspettiva: l’insicuro Shemuel, con la sua camminata frenetica, il testone riccioluto e la barba ingovernabile; il disincantato Wald, deforme ma seducente, parlatore instancabile con un dolore inconsolabile nel cuore; la cinica Atalia, sensuale e disperata, carica di una rabbia che non potrà trovare conforto… A tutti l’autore dà voce in una polifonia in cui nessun punto di vista prevale, ma tutti hanno il loro spazio e offrono un’interpretazione su cui riflettere. Allo stesso modo rivivono i luoghi della Gerusalemme della fine degli anni Cinquanta, che portava tutti i segni della sua storia antica e recente, dalle mura della Città Vecchia ai lampioni del periodo inglese alle rovine e alle barriere delle guerre recentissime, mentre Shemuel si muove lungo strade strette, tortuose, polverose, sporche, su cui incombono i cecchini.

Il romanzo appassiona, il lettore è catturato dalla storia di Shemuel e Atalia, ma anche dai discorsi disillusi di Wald, dall’utopia di Abrabanel e ancor più, forse, da quel romanzo nel romanzo che è la storia di Giuda Iscariota riscritta da Shemuel.

In questo nostro tempo di fondamentalismi e terrorismi, Amos Oz, israeliano, ci propone di tornare al peccato originale da cui sono scaturiti i conflitti successivi, senza trascurare di citare le ingerenze e le responsabilità delle potenze occidentali nella questione israelo-palestinese. Lo scrittore si rivela un pensatore attento e critico, sensibile e lodevolmente equanime rispetto alle parti in causa, capace di andare oltre la superficie e arrivare al nocciolo, mettendo a nudo la contraddizione drammatica (e forse irrisolvibile?) del Medioriente: le pretese di due popoli sulla stessa terra.

D’altro canto, se il Cristianesimo stesso può essere stato il frutto di un gigantesco equivoco, come suggeriscono gli studi di Shemuel, allora anche tutto ciò che è accaduto nell’era cristiana potrebbe essere un millenario inganno, una serie di follie in cascata.