Ghiaccio-nove – Kurt Vonnegut

Sullo sfocato e lontano sfondo della seconda guerra mondiale si muove il narratore, nonché protagonista, di questo romanzo: uno scrittore che ha deciso di raccontare la giornata in cui fu sganciata la bomba su Hiroshima nel 6 agosto 1945. Il suo libro “Il giorno in cui il mondo finì” vorrebbe offrire un punto di vista sulle vite degli scenziati responsabili dell’invenzione della bomba atomica e su cosa hanno fatto quel giorno. La ricerca di informazioni riguardanti uno degli scenziati in particolare, Felix Hoenikker, lo porterà a fare la conoscenza di una serie di interessanti personaggi e gli consentirà di venire a sapere di una invenzione particolarmente pericolosa legata alla famiglia Hoenikker. Nel corso del suo viaggio approderà sulla surreale isola caraibica di “San Lorenzo” e si imbatterà in una religione molto particolare, il Bokononismo, che adotterà come credo personale.

“Ghiaccio-nove” è una grande allegoria sull’uomo e sulle sue azioni scellerate, non c’è una sola pagina del libro che non contenga un rimando alla stupidità dell’essere umano. La religione (inventata dall’autore) il cui credo principale è che tutte le religioni, compresa se stessa, siano in realtà solo una massa di menzogne, è un vero tocco di classe. La natura devastante dell’invenzione di cui parlavo poco fa e la totale superficialità con la quale viene maneggiata sono una fulgida raffigurazione di come il nostro operato sia, prima di qualsiasi altra cosa, in grado di influenzare in maniera incontrollata tutto quello che ci circonda.

Un libro semplice e intelligente, divertente ma incredibilmente profondo, cupo ad un livello così basso da sfociare senza accorgercene nel grottesco.

“Alla tigre tocca cacciare
All’uccello tocca volare
All’uomo tocca chiedersi: “Perché? Perché? Perché?”.
Alla tigre tocca dormire
All’uccello tocca posarsi
E all’uomo raccontarsi
Che è ancora in grado di capire.”