Fuori tema #12 – Shibata Toyo, o del “non è mai troppo tardi”

Secondo i media, la parola tedesca wunderkind – “bambino prodigio” – definisce chi è riuscito, in tenerissima età, a raggiungere obiettivi grandiosi in campo artistico o scientifico, con risultati di eccellenza paragonabili solo a quelli ottenuti da adulti molto preparati ed esperti. Al contrario, l’espressione inglese late bloomer indica quei casi in cui le qualità e capacità fuori dal comune si sono manifestate più tardi del solito, generalmente dopo la giovinezza e oltre i quarant’anni. Ci sono moltissimi late bloomers di tutto rispetto: solo per restare in ambito letterario, possiamo citare Joseph Conrad, Charles Bukowski e Anthony Burgess – tutti grandi scrittori che non hanno pubblicato nulla prima dell’arrivo della calvizia.

È senza dubbio una late bloomer anche la giapponese Shibata Toyo – in confronto a lei, i sopra citati sembrano ragazzini appena usciti dalle scuole medie. Shibata, infatti, ha cominciato a scrivere poesie alla veneranda età di novantadue anni (lo scrivo lettera per lettera, fa più effetto!) dopo che i dottori le avevano comunicato che, causa normali acciacchi dovuti all’età, avrebbe dovuto abbandonare la passione della danza giapponese classica. Shibata, ben lungi dal darsi per finita, ha allora cominciato la sua nuova carriera di poetessa: nel 2009, a 99 anni di età, è stato pubblicato il suo primo libro che ha venduto in breve tempo un milione e mezzo di copie, record assoluto in Giappone. Oggi, a centouno anni, vive sola e scrive, senza nessuna intenzione di smettere. In Italia è da poco stato pubblicato il suo libro “Se sei triste guarda il cielo”, edito da Mondadori.

Le sue poesie sono delicatissime e profonde, impregnate della saggezza giapponese che vede la vita come un cammino che può essere dolce, se si sa come prenderlo. Shibata, con tutte le sue primavere sulle spalle, è molto meno cinica e disillusa di tanti giovani: sa che il mondo è da sempre un miscuglio di gioia e tristezza – ed è qui che sta la sua bellezza, in un certo senso – ma non smette di vedere la magia e il piccolo miracolo che c’è dietro ogni cosa, anche la più semplice. Tutto questo senza retorica e moralismi, pulito e asciutto, come da tradizione giapponese.

Al di là delle sue indiscutibili doti poetiche, il messaggio più bello che Shibata Toyo trasmette è che davvero, se lo si vuole e ci si crede veramente, non è mai troppo tardi per perseguire i propri sogni. Non poteva più essere una ballerina, è diventata allora una poetessa. I novantadue anni sulla carta di identità sono solo un dettaglio, un numero, non di certo un limite.