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Fronti e frontiere & Una vita contro: la storia di Joyce Lussu

Una bellissima lezione tenuta da Silvia Ballestra al Piccolo Bellini di Napoli per il Festival di Storia mi ha fatto scoprire un’altra figura di donna davvero affascinante, Joyce Lussu. Lussu era il cognome del secondo marito di Joyce, Emilio Lussu, a tutt’oggi più noto di lei. Ma è tempo di rendere migliore giustizia all’opera di Joyce, alle sue battaglie combattute insieme al marito o anche da sola, in Italia, in Europa, nel mondo.

Joyce Lussu, nata Salvadori, vide la luce nel 1912 a Firenze, dove i suoi genitori anglo-marchigiani si erano trasferiti per sfuggire alle ingerenze delle rispettive famiglie di origine. Educata fin da piccolissima a valori libertari, maturò rapidamente una coscienza civile e politica antifascista, in particolare dopo il pestaggio del padre da parte delle camicie nere. A partire dagli anni Venti attraversò “fronti e frontiere” in tutta Europa e il suo impegno crebbe con lei: protagonista della Resistenza insieme al marito Emilio, di parecchi anni più anziano di lei, continuò poi a battersi per la libertà in ogni luogo del mondo, facendo propria la causa di ogni popolo oppresso, che fossero i curdi o le popolazioni africane che si affrancavano dal colonialismo europeo, difendendo la natura e lottando per i diritti delle donne.

Joyce Lussu è stata anche una scrittrice di poesie (lodate da Benedetto Croce), di testi narrativi e di saggi che portano tutti l’impronta autenticamente sua: uno stile semplice e accessibile a qualunque lettore e un’impostazione libertaria e umanistica, che sfonda i limiti di una cultura, la nostra, che tende a trascurare tutto ciò che non le appartiene.

Fronti e frontiere è proprio il titolo di un resoconto scritto di getto nel 1945 in cui Joyce ripercorre il suo impegno antifascista attraverso gli eventi dal 1940 al 1944: anni durante i quali assunse, insieme ad Emilio, tante identità diverse (divenne tra l’altro lei stessa abilissima falsaria di documenti di identità); in cui visse in costante pericolo di vita, passando dalla Francia alla Spagna al Portogallo (dove riuscì a laurearsi) all’Italia; anni trascorsi sui tanti teatri di guerra attraversando spesso rocambolescamente i confini di tanti Paesi nell’incertezza costante dell’oggi ma nella incrollabile certezza di combattere dalla parte giusta. Ogni capitolo del libro è dedicato ad una o più figure di donne incontrate lungo il cammino: nelle intenzioni iniziali sarebbero dovute essere proprio loro le protagoniste del libro, poi il racconto ha preso un’altra piega ma i nomi di quelle donne Joyce non li ha dimenticati.

Tra il 1994 e il 1996, Silvia Ballestra, scrittrice e studiosa marchigiana, proveniente dalle stesse terre di origine di Joyce e con lei lontanamente imparentata, la intervistò a più riprese, sui temi più diversi. Dalle trascrizioni di queste interviste è nato Joyce L. – Una vita contro. Il libro riporta le domande (brevi) di Silvia e le risposte (lunghe, a volte lunghissime) di Joyce e così il ritratto di questa donna si arricchisce di aneddoti e sfumature: racconti di infanzia, resoconti di letture amate, ritratti di persone incontrate (come il poeta Hikmet, di cui Joyce è stata anche traduttrice), giudizi letterari, commenti politici… tutto si mescola in un dialogo che non riesce mai a seguire una scaletta e prende ogni volta una strada diversa e inaspettata. Quello che tiene insieme il fiume in piena è proprio l’energia di Joyce, le sue profonde convinzioni libertarie maturate e vissute dalla giovinezza alla vecchiaia, l’atteggiamento nonostante tutto positivo della guerriera che ha conosciuto e vinto tanti orrori e crede fortemente che l’orrore debba essere sempre combattuto e possa sempre essere sconfitto, ovunque e in qualunque forma si presenti: perché, di fronte al sopruso, «Cosa fai? Stai a guardare?».

Joyce è venuta a mancare alla fine degli anni Novanta, ma sarebbe interessante e istruttivo poter ascoltare il suo giudizio su questi nostri anni, sulla violenza e lo sfruttamento che continuano a dilagare ai quattro angoli del mondo e sull’irrazionalità che ancora sembra dominare il pensiero contemporaneo su tante questioni (non ultima la pandemia).

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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