Frida Kahlo, Lettere appassionate – Martha Zamora (a cura di)

E periodicamente torno a lei: Frida Kahlo, la pittrice messicana che ho scoperto una ventina di anni fa grazie al film con Salma Hayek e che da allora è diventata una delle mie icone irrinunciabili. Dal libro di Raquel Tibol basato tra l’altro sulla lunga intervista dell’autrice all’artista al diario personale di Frida, passando per le interpretazioni che altri hanno dato di lei come il monologo di Pino Cacucci, sono arrivata alla raccolta delle sue lettere: Frida Kahlo, Lettere appassionate (Cartas apasionadas, 1995).

Il volume raccoglie lettere inviate da Frida a vari destinatari, tra cui in particolare Alex (Alejandro Gómez Arias), il suo amore adolescenziale, ed Ella e Bertram Wolfe, una coppia di carissimi amici; spicca anche tra le tante la missiva al presidente del Messico in cui Frida esprime la sua indignazione per il modo in cui è stata trattata una delle opere del marito Diego Rivera. In appendice si possono leggere altri scritti di Frida, tra cui una poesia adolescenziale intitolata Ricordo e un Ritratto di Diego Rivera, datato 1949, composto per la pubblicazione di un catalogo.

Quando ci si accosta agli scritti privati occorre usare molta delicatezza, muoversi in punta di piedi, cercando di evitare ogni giudizio perentorio. Con tale discrezione, in questo caso, ho ripercorso la storia d’amore di Frida e Alex, osteggiata dalla famiglia di lui e vissuta con tutto l’entusiasmo e l’enfasi dell’adolescenza; il terribile incidente in autobus che cambiò per sempre la vita di Frida condannandola a uno strazio fisico ed emotivo senza fine; l’amore tormentato con Diego, passione dolorosa ma anche fonte di gioia, comunque irrinunciabile; gli altri amori della stessa Frida, per uomini e per donne, appena accennati nelle lettere; l’inestinguibile fame di giustizia della pittrice.

Una volta di più, ma in una forma ancora diversa, ho ritrovato la donna appassionata, attaccata alla vita tanto quanto la vita era ingiusta con lei; grintosa ogni volta che c’era da combattere per una causa, che fosse per Diego o per una società più equa e più solidale; una donna che nell’arte aveva trovato il linguaggio congeniale per dare voce al suo dolore. Al tempo stesso ho letto, nelle lettere più anche che nel diario, anche la donna fragile, insicura, a volte lamentosa fino ad essere patetica. Insomma la donna vera, groviglio inestricabile di emozioni, pensieri e contraddizioni come ogni persona vera.