Follia – Patrick McGrath

E’ impossibile esprimere un giudizio su questo libro in termini oggettivi. Qualcuno potrebbe dirvi che è il miglior libro che abbia mai letto, qualcuno vi dirà che è orrendamente delirante, visionario, malato. Tutto dipende dalla predisposizione del lettore a tollerale l’ambiguità della mente umana. Su una cosa però siamo tutti d’accordo; il libro non lascia indifferenti e, solo per questo probabilmente, vale la pena leggerlo. Sempre se non ve lo siete già rovinato guardando il film.

La vicenda di cui si narra dura in totale un anno, ma in soli 12 mesi i protagonisti, che all’inizio si trovano in perfetto equilibrio con la loro vita borghese, finiranno scaraventati nel più profondo degli abissi, nel degrado della malattia mentale, cercando poi di risalire, ma troveranno che le loro vite sono inevitabilmente cambiate, a dimostrazione del fatto che le conseguenze delle nostre azioni sono catene da cui non possiamo liberarci, né dimenticare.

Causa di tutto questo una storia d’amore, di passione e tradimento non del tutto convenzionale.

Il ritmo è incalzante, e i cambi di ambientazione non mancano, passando dal giardino inglese con i suoi toni caldi e rassicuranti, balli folliaestivi, e vesti diafane, alle zone più fatiscenti e gelide della vecchia Londra, dove povertà e inverno trascinano la psicosi dei protagonisti fino al limite. L’ambiente esterno sembra in ogni momento descrivere la situazione emotiva dei personaggi in modo pertinente e suggestivo. Allo stesso modo non mancano i colpi di scena, per tale motivo non mi stupirei se vi trovaste a leggerlo tutto d’un fiato senza neanche rendervene conto, poiché la voglia di sapere come và a finire, indipendentemente dal fatto che si condividano le scelte dei protagonisti, (con cui è a dir poco difficile tentare una sorta di identificazione) è predominante, e ha la meglio sulla lettura.

C’è un personaggio in particolare che vale la pena di anticipare. Tutto il romanzo è narrato da un osservatore esterno, lo psichiatra che prende in cura la protagonista femminile, Stella. Quest’uomo mantiene uno sguardo distaccato “da entomologo”, e al tempo stesso interpreta, e guida il lettore nella comprensione di quello che non viene detto in modo esplicito.

Questo personaggio, pur rimanendo sempre sullo sfondo, regge la struttura della narrazione ed è l’unico a non essere travolto dagli eventi, o almeno così vuole farci credere..

E’ Proprio lui a rivelarci una delle intuizioni più acute del romanzo dicendo alla protagonista:

“E in ogni caso io sono un medico, non ho nulla da rimproverare a chi si ammala. E come potrei rimproverare a te di esserti innamorata?”

Proprio questo, infatti, è il tema principale: il confine tra amore e malattia, spinto fino al suo estremo, tanto che viene da chiedersi se possa esistere l’uno senza l’altro, quando lo si vive nella sua forma più travolgente.