Fedeltà – Marco Missiroli

Ho divorato questo romanzo in pochi giorni e ne sono rimasta scossa.

Cosa ha di particolare? È la storia di una coppia, di una fedeltà  (come nel titolo) o infedeltà, amorosa? Oppure sessuale (come evoca la copertina)? No, non è questo. Non solo. E si tratta davvero della nostra storia (come leggiamo dalla quarta di copertina)? Tutti nel diventare adulti abbiamo tradito? O ci siamo traditi?  Forse.

Ma io sento che questo libro è molto ma molto di più. C’è qualcosa che lo rende particolarmente umano, oltre che originale.

Potrei parlarvi della struttura, priva di colpi di scena, perché la vita vera è senza colpi di scena, ma composta di tanti grigi, tante zone d’ombra. Il romanzo è organizzato in due parti, come due atti di una partitura teatrale: si chiude il sipario alla fine della prima e si riapre dopo otto anni. Stessi personaggi, stessa situazione. Ma come sono cambiati dentro?

Potrei parlarvi della scrittura ipnotica di Marco Missiroli, che ti prende come in un vortice e non ti lascia più. Infatti, pur essendo la struttura priva di colpi di scena (che catturano l’attenzione del lettore, come insegnano i manuali e i corsi di scrittura), ma organizzata in un continuo flusso di coscienza, un passaggio di anime da un personaggio all’altro, il lettore rimane incollato alle pagine fino alla fine.

Potrei parlarvi dei modelli letterari, la Milano di Dino Buzzati, la magia, la particolarità del linguaggio e della punteggiatura, o cinematografici, dalla Rimini di Federico Fellini, a “Una giornata particolare” di Ettore Scola.

Potrei parlarvi dei riferimenti bibliografici (Némirovsky, Fenoglio): i libri nei libri, che oggi vanno tanto di moda, ma Marco Missiroli riesce a rendere originale anche questo.

Alla fine, ciò che colpisce nel segno è come l’autore sia riuscito a cogliere quello che ci smuove e ci gratta dal di dentro e non solo come singoli, come coppia, nei rapporti con gli altri (genitori, amici, colleghi), ma c’è il coinvolgimento di un’intera generazione di trenta-quarantenni. C’è anche un coinvolgimento sociale, come se il sentimento ci riunisse tutti in un’unica classe. È l’inganno della verità. Come scriveva Roth: “ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando” (Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi, Torino 2013).

Come nel passaggio di anime seguito nel romanzo, spero di aver dato qualcosa di mio nella lettura di questo libro e passo il testimone agli altri lettori.