Eva Luna – Isabel Allende

Isabel Allende continua a non convincermi.
Mentre spolveravo la mia libreria, l’occhio mi è caduto sulla costa di Eva Luna. Lo tiro, fuori, lo apro, leggo la quarta, le prime righe. Mi sembra di averlo impilato insieme agli altri senza mai averlo letto.
Così, incuriosita inizio a leggerlo fino a quando arrivata ad oltre metà libro un nome (Zulema), mi fa capire che io questo libro l’avevo letto eccome ma non ricordavo niente se non quel momento che stavo leggendo.
Tutto questo per dirvi il poco impatto che da sempre mi lascia questa autrice. Se mi chiedeste di raccontarvi La casa degli spiriti, che ho letto non molto tempo fa, sono sicura che non mi ricorderei niente dell’intera storia.

Il motivo è presto detto: la Allende usa pochissimo i dialoghi che, secondo la mia idea di pensiero, sono il mezzo essenziale per capire e affezionarti ai protagonisti. Le parole dette per me, sono assolutamente fondamentali.
Nei racconti di Isabel Allende, e in Eva Luna in particolare, tutto viene raccontato, descritto e mai vissuto cuore a cuore con chi, quelle vicende le vive.

D’altro canto però, Eva Luna è un romanzo di ampio respiro che racconta la storia di una giovane in cerca della sua strada in un paese segnato dalle dittature, dalla rivoluzioni e dei rivoluzionari, da madrine fuori di testa e padroni scellerati privi di buonsenso.
Ho letto in varie recensioni che Eva Luna è una storia d’amore.
Mi permetto di non essere affatto d’accordo: l’amore compare a piccoli sprazzi e solo la fine del romanzo è dedicato a questa tematica e anche qui, il tutto è raccontato in maniera velata, un dire e non dire che alle lunghe stanca.

So che questa recensione attirerà l’odio degli innumerevoli fans della Allende ma purtroppo sono fermamente convinta che si possa trovare da leggere qualcosa di molto meglio.