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Donne che non perdonano – Camilla Läckberg

Alla ricerca di letture non particolarmente impegnative ma piacevoli e ben scritte, mi sono imbattuta nel breve romanzo di Camilla Läckberg (Fjällbacka, 1974) Donne che non perdonano (Kvinnor utan nåd, 2018). Piero Colaprico, il cui commento è riportato in quarta di copertina, ha definito il libro «femminista e femminile» e questo ha inevitabilmente attirato il mio interesse, visto che sono particolarmente sensibile alla causa delle donne. Il libriccino scorre veloce, scritto in una prosa semplice e al tempo stesso avvincente, ma pecca proprio sotto l’aspetto “femminista e femminile”.

Ingrid, Victoria e Birgitta sono tre donne di età diverse che vivono nella Svezia dei nostri giorni. Stanche delle umiliazioni e delle violenze a cui le sottopongono i mariti, sull’onda del movimento #MeToo che si sta diffondendo nel mondo, concertano un piano di vendetta.

Il libro è diviso in tre parti a cui segue un epilogo: nella prima vengono descritte le vite delle tre donne, nella seconda e nella terza è narrata la realizzazione della loro vendetta, l’epilogo sposta l’azione avanti nel tempo di un anno. Non si può negare che, nonostante la narrazione sia strutturata in maniera un po’ schematica dedicando i brevi capitoli ora all’una ora all’altra delle tre protagoniste, il ritmo resti incalzante fino alla conclusione.

Tuttavia nel nostro tempo in cui le donne, anche in Occidente, devono ancora combattere contro una mentalità patriarcale spesso anche violenta che le vuole sottomesse, un libro come questo può risultare perfino dannoso per la causa femminile.

La vendetta ordita dalle tre protagoniste è crudelissima. È vero che spesso le donne sono intrappolate nelle loro vite e abbandonate dalle istituzioni che non le proteggono (ma questo non accade solo alle donne, a dire il vero), ma se si può umanamente comprendere l’esasperazione che porta Birgitta, Victoria e Ingrid a ribellarsi alla propria condizione in maniera tanto spietata, non sarebbe dovuto mancare un giudizio più equilibrato e critico della voce narrante, che invece di fatto legittima la vendetta privata. In uno Stato di diritto una posizione del genere fa davvero tremare: è come precipitare in una nuova barbarie.

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Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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