Donna per caso – Jonathan Coe

Al suo esordio come narratore Jonathan Coe (Birmingham, 1961) pubblicò uno strano romanzo intitolato Donna per caso (The accidental woman, 1987). Dopo avere iniziato a leggerlo nella primavera del 2011, solo nel dicembre del 2019 sono riuscita ad arrivare alla conclusione.  Si tratta un romanzo breve, non difficile; ma il modo della narrazione non è attraente.

Maria ha 18 anni nel 1970, quando riceve la notizia di essere stata ammessa ad Oxford. Trascorrono gli anni, tra amicizie, amori, relazioni; Maria però mantiene un atteggiamento prevalentemente scettico, disincantato, distaccato nei confronti delle persone e degli eventi. Fino a che la vita la riporta, in qualche modo, lì da dove era partita. E in fondo nulla è davvero cambiato.

Il tratto più caratteristico del libro sta nella voce narrante, che appartiene ad un narratore esterno che si rivolge direttamente (e spesso) al lettore, commentando gli eventi, anticipando o recuperando accadimenti che appartengono a momenti diversi della storia, tacendone altri. Una voce ironica, a tratti sarcastica. E francamente invadente.

Il Coe più maturo manterrà la cifra stilistica ironica, che diventerà anzi sempre più graffiante, investendo la dimensione privata e quella pubblica dei personaggi. In questo primo romanzo però la voce narrante è troppo ingombrante e tiene costantemente il lettore sul piano metanarrativo, impedendogli di immergersi nella storia.

Maria è una giovane donna che vive un’epoca di fermenti, di grandi cambiamenti culturali e di costume; ma lei attraversa quel tempo e la propria stessa vita senza mai viverli fino in fondo, per lo più incapace di provare emozioni intense e di appassionarsi a qualcosa o a qualcuno. Maria ritiene di essere alla mercé di eventi indipendenti dalla sua volontà e rispetto ai quali le sue scelte non sono in grado di incidere effettivamente. La vita scorre e lei resta una disadattata che non realizza nulla che le stia davvero a cuore e che affronta alcune perdite dolorose come un destino ineluttabile.

Anche in altri romanzi Coe presenta personaggi di questo tipo, incapaci di prendere in mano le redini della propria vita, in balia di circostanze che non hanno la forza e la determinazione necessarie per affrontare: una versione modernissima della figura dell’inetto, dell’individuo inadeguato a vivere, che ha attraversato la letteratura del Novecento. In Donna per caso tale figura è declinata al femminile, ma mantiene le sue caratteristiche peculiari.

Ebbene, spesso in letteratura l’inetto è presentato (o presenta se stesso, se si adopera la modalità dell’ “io narrante”) attraverso il filtro dell’ironia; ma in questo caso con esiti piuttosto infelici.