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Discorso sulla matematica – Gabriele Lolli

Perché le frasi della matematica sono formule, questo termine nel parlato comune ha due significati, entrambi presenti nell’uso matematico, da una parte la formula indica l’essenza condensata in una o poche parole, pochi elementi che dicono tutto. Dall’altra la formula è l’evocazione del segreto di una magia.

Partiamo dal titolo intero del libro: “Discorso sulla matematica. Una rilettura delle Lezioni Americane di Italo Calvino”. Se non avete letto le Lezioni di Calvino cessate in questo momento qualsiasi cosa voi stiate facendo, recuperatele, mettetevi sulla vostra poltrona preferita e leggetele, poi, magari, tornate qui. Fatto? Bene! Ora possiamo tornare a noi.

Gabriele Lolli, di professione Filosofo della Matematica, insegna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Autore di svariati libri di divulgazione della Matematica, della Logica in particolare, ha deciso di cimentarsi in questoDiscorso sulla matematica libro in un’opera piuttosto ambiziosa: costruire una biezione tra i valori della letteratura raccolti nelle lezioni di Calvino e i medesimi tratti nella costruzione e nel procedere del pensiero matematico.

I temi delle sei lezioni, di cui, purtroppo, Calvino pote completarne solo le prime cinque sono: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Consistenza. Analizzando ognuno di questi concetti, senza tralasciar mai di spendere due parole sul loro opposto, non si potrebbe parlare di leggerezza senza spendere almeno due parole sul peso, Lolli ricostruisce e ricuce insieme quello scisma del pensiero contemporaneo, soprattutto italiano, che vede una frattura insanabile tra la letteratura e la matematica, più in generale, tra le possibilità dell’arte e il linguaggio della scienza. A titolo di esempio, come la Letteratura ha spesso il ruolo di calderone in cui ricomporre in sé le più disparate esperienze del vissuto, la Matematica tende a raccogliere nelle forme del suo linguaggio di simboli e figure i più disparati concetti e i più disparati modelli da tutti i settori della scienza. Ambedue si occupano spesso di concetti quali l’infinito, l’indefinito e di come rapportarsi ad esso, per approfittare di una citazione dal libro: “[…] se l’indefinito da piacere a Leopardi perché non lo fa sentire legato, l’esattezza formale sostituisce per il matematico all’indefinito vago fluttuare di tutte le possibili interpretazioni l’infinito nascosto nella forma.

Come avrete già notato da queste due citazioni, il discorso è scorrevole e in linguaggio riesce ad evitare elegantemente i tecnicismi, soprattutto matematici, non da nulla per scontato e spiega con la giusta dose di particolari tutto quello che introduce, riuscendo a non cadere nella trappola dell’elefantiasi delle note. Come ho detto all’inizio, per decidere di cimentarsi con questo libro è necessario aver letto le Lezioni di Calvino e possibilmente tenerle a portata di mano per gettare uno sguardo qua e là.

Nel complesso, come se a questo punto non si fosse capito, vi dico che il libro è veramente da leggere sia per quei matematici, quei cultori delle scienze in generale, che credono che i letterati non siano altro che spolvera liberi a tradimento, sia per quei letterati che ritengono i matematici, ed in generale gli uomini di scienza, dei pedanti dai piedi di piombo e senza un briciolo di fantasia o immaginazione. Direi che è giunto il momento di ricomporre questa frattura e riconoscere come un’unica entità la letteratura e la matematica e, più in generale, l’arte classica  e la scienza.

Per concludere una piccola perla dagli archivi Rai:
http://www.youtube.com/watch?v=fpvLGfe2gj8

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Recensione di
Cirdan
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12 commenti
  • Anche se penso che molti “matematici” non solo siano pedanti, ma anche immeritatamente presuntuosi :P (almeno quelli che ho conosciuto io), resto dell’idea che la ricerca scientifica riguardo il mondo fisico e la sua struttura (spiegato dalla matematica) e la ricerca scientifica riguardo l’espressione artistica dell’intelletto e dell’animo umano siano due cose completamente diverse, che non vadano mischiate, così come l’oggetto delle due riflessioni è molto differente.

    • Sulla presunzione ahimè temo di doverti dare ragione, siamo un genia di gente piuttosto supponente e tronfia, ma sono piuttosto convinto che sia una forma di reazione, piuttosto sciocca devo dire, ma abbastanza comprensibile, ai cari vecchi attacchi di stampo crociano sulla scienza come cultura di serie b per uomini di scarse capacità mentali.

      Sulla separazione degli ambiti, come dicevo nella recensione, non sono poi tanto d’accordo, per citare, parafrasando e un po’ ad orecchio di memoria Feynman, se un scienziato ed un poeta vedono un fiore non solo il poeta avrà il senso estetico per gustarne la bellezza, probabilmente avrà una forma espressiva migliore per raccontarlo, ma non potrà vederne veramente tutta la bellezza. Lo scienziato oltre al visibile potrà scendere dentro il fiore, apprezzare il meccanismo della fotosintesi, la precisione degli scambi cellulari e via fino alla composizione atomica. La bellezza non ha fattori di scala c’è a tutte le dimensioni, bisogna solo essere educati ad apprezzarla.

      Esiste il molteplice dell’esperibile, ma noi siamo fatti tutti allo stesso modo, alla fine possiamo accedere a tutta la conoscenza umana che si tratti di struttura della materia o di esametri dattilici, magari sappiamo esprimerci con agio in uno solo dei modi, ma contaminare è bello! Da più lati si guarda e più cose si vedono =)

      Ho scritto una riposta enorme come al mio solito, perdono =(

      • E forse siete pure un pò anacronistici, visto che di Croce saranno almeno 70 anni che non abbiamo più poi molti virgulti cultural-filosofici :P

        Comunque quello che volevo dire è che appunto, il poeta e il matematico hanno due modi distinti di vedere la bellezza di un fiore; entrambi possono apprezzare il lavoro dell’altro e il punto di vista dell’altro, e fino ad un certo punto addentrarsi nell’ambito dell’altro, però, a meno di non essere un genio capace di maneggiare entrambi gli ambiti con grande esito, ciascuno ha la sua propria specialità. Non è possibile poi, secondo me, ritornare al rinascimento, in cui i grandi letterati potevano giungere a diventare, di solito, anche grandi scienziati: prima di tutto perché ci manca la cultura (la vastissima cultura umanistica, grammatica e scientifica, era comunque sempre alla portata di una elite e dovuta a anni di faticosi studi, sin dalla più tenera età) mentre oggi la cultura è massificata ed è, come dire, “user friendly”.
        Insomma, la mia visione è un pò un’analisi della realtà: sarebbe bello essere onniscienti, ma, per fortuna!, non lo siamo :P

        • Croce è morto! Evviva Croce! ;-) Mi rendo conto che sia piuttosto folle, ma guarda che lo scotto sociale c’è ancora (dovuto anche a dei programmi scolastici che definire anacronistici è poco). Alla domanda cosa studi la risposta matematica genera spasmi facciali che neanche avessi risposto il “Serial Killer”. Però detto questo, sì è tutto molto anacronistico, storicamente superato e ahimè culturalmente presente con un bel po’ di strascichi.

          L’obbiettivo, almeno secondo me, non è né l’onniscienza personale né la tuttologia spinta, magari evitare le urla isteriche davanti ad una formula matematica o una struttura chimica o l’ittero da superbia davanti ad un pezzo d’arte moderna o le risatine sciocche per quei “tizi buffi” che scartabellano libri a vario fine.

          Siamo esseri umani, possiamo non maneggiare tutto lo scibile, ma almeno la capacità di apprezzare e di fare un po’ di sintesi e di sano eclettismo sarebbe da coltivare =)

          [Se non si fosse capito è uno dei miei argomenti preferiti da bizzarro matematico innamorato della letteratura]

  • Di Calvino ho letto parecchio (della narrativa, però), restando sempre perplessa se non delusa e a volte irritata. Le “Lezioni” mi mancano, ma devo ammettere che mi hanno sempre incuriosita.
    Per il resto, non so se posseggo sufficiente competenza per entrare nel merito. Oggi il sapere va facendosi, mi sembra, sempre più specifico e settoriale e questo di certo non è un bene, perché restringe di molto gli orizzonti (non letterari o scientifici, gli orizzonti ideali!)… Dall’altro lato mi viene in mente quel grandissimo, affascinante, potente artista della penna (e pare che fosse anche un discreto disegnatore) che è stato Galileo Galilei, il fondatore della scienza moderna… Forse abbiamo davvero bisogno di abbattere qualche barriera!

    • Calvino è un autore un po’ particolare, uno che andava a pescare le idee sfogliando libri di scienza e a cui piaceva sperimentare. Probabilmente non è tutto compiuto, ma ho sempre avuto l’impressione di vedere dietro un lavorio immenso =)

      La sintesi e tenere uniti gli orizzonti ideali è un buon compito per letteratura e arte in genere, sono decisamente molto più eclettiche e permeabili di quanto lo sia la scienza e hanno un potere icastico eccezionale. Come dici tu sarebbe molto triste diventare così specializzati da non riuscire più a comunicare, finire per poter parlare solo di che tempo farà domani sarebbe un incubo o_O

      • Un lavorio immenso, sì… e una fantasia sfrenata e a tratti geniale… ma a volte anche un eccesso di cerebralismo… :)

        P.S. «Come dici tu sarebbe molto triste diventare così specializzati da non riuscire più a comunicare, finire per poter parlare solo di che tempo farà domani sarebbe un incubo»
        Però a volte ho l’impressione che sia ciò a cui stanno cercando di condurci…

Recensione di Cirdan

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