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Di la dal fiume tra gli alberi- Ernest Hemingway

Ogni tanto mi piace prendere in mano uno di quegli autori davvero istituzionali, quei nomi che hai saputo tutta la vita ma di cui non hai mai letto nulla. Lo faccio giusto per vedere cosa mi sono persa, ma questa volta posso tirare un sospiro di sollievo nel constatare che, in effetti, non mi ero persa una mazza.

Sono approdata a “Di là dal fiume e tra gli alberi” del Sig. Ernest Hemingway. Premio Nobel nel 1954.

Protagonista e voce narrante del romanzo è il cinquantenne Richard Cantwell, colonnello americano in visita ai luoghi che gli furono familiari durante la seconda guerra mondiale, e a cui è fortemente legato.
Qui ritrova anche Renata, una giovane nobildonna europea di cui è follemente Di-la-dal-fiume-e-tra-gli-alberiinnamorato. Tra i due c’è un legame a metà tra lo sdolcinato e il morboso, che li porta a perdersi in dialoghi eterni ed inconcludenti, il tutto all’interno di una trama inconsistente dal ritmo bradipico. Insomma, lo sbadiglio è dietro l’angolo e la delusione pure.
Lo sfondo, che forse si salva un pochino per il realismo descrittivo,  si divide tra il decadente dell’hotel Gritti, e l’Harry’s bar (tuttora esistenti a Venezia), e le lagune circostanti avviluppate nella lattescente nebbia veneta in cui il colonnello è solito andare a caccia.

In genere trovo i lavori “terminali” migliori degli altri, perché sembrano racchiudere una sorta di eredità letteraria ed emozionale, come se un autore prima di andarsene sentisse il bisogno di lasciare uno statement di tutto quello che ha imparato, amato, maturato, ed è quello il momento in cui si rende veramente commovente e indimenticabile. Poiché Hemingway ha scritto questo romanzo qualche anno prima di morire speravo di trovare di meglio. L’eccezione che conferma la regola.

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Recensione di
Margherita Gabba

Sono Margherita, ho 30 anni e faccio il medico di Pavia. Amo la narrativa, soprattutto quella che pone l’ attenzione sulla psicologia dei personaggi. Tra i miei autori preferiti troverete Nevo, Franzen, Grossman e Svevo. In sintesi mi definirei una lettrice egocentrica; mi piace ritrovarmi nelle parole di altri, i fortunati scrittori che hanno il dono di sapersi raccontare nero su bianco. Ogni libro è un incontro e serve il giusto tempismo per amarlo davvero, per far scattare la scintilla che trasforma una bella lettura in un ricordo prezioso.

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2 commenti
  • Hemingway mi piace tanto, soprattutto in lingua originale, perché il suo modo di scrivere e il suo lessico m’incantano – ma concordo con te, il letargo (purtroppo) è sempre potenzialmente dietro l’angolo! e ci sono volte in cui non si scappa proprio…
    a quanto pare questa è una di quelle volte, eh?

  • Pare di si! Ma tenterò con qualcos’altro, magari in lingua originale, speriamo di avere più fortuna ;)

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