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Dalla libreria al cinema #9 – L’importanza di chiamarsi Ernesto

Se avete voglia di concedervi una lettura leggera seppur intelligente, una ventata di brio da godere sotto l’ombrellone, ecco il libro che fa per voi.ernest Anticonformista e geniale, Oscar Wilde ha un humour sagace, un’ironia che strizza l’occhio al cinismo; non a caso le battute delle sue pièce teatrali sono divenute fra gli aforismi più citati in assoluto, dai cartigli dei baci Perugina alle bacheche di Facebook.
Prendendo spunto a piene mani dalle commedie degli equivoci francesi, la trama di questo testo è semplice ed ha per cardine il gioco di parole fra il nome del protagonista Ernest e l’aggettivo earnest (onesto, sincero).
Jack Worthing è un affascinante giovanotto che, per sfuggire alla noia dei suoi doveri di gentiluomo di campagna e tutore della giovane Cecily, si inventa l’esistenza di uno scapestrato fratello Ernest che vive a Londra e da cui deve accorrere al bisogno.
Ed è proprio a Londra e sotto queste mentite spoglie che si innamora di Gwendolen. Ma Algernon, cugino di lei, scopre l’inganno e decide di vestire a sua volta di panni di Ernest per recarsi in campagna alla conquista di Cecily.
Le due ignare donzelle si ritroveranno così perdutamente innamorate ciascuna del proprio Ernest, in virtù di quel nome che suscita in loro un’emozione profonda e un senso di fiducia sconfinato, e in una girandola di equivoci, menzogne, rivelazioni e sensazionali scoperte arriveranno all’immancabile lieto fine.
Una lettura piacevolissima, seppur penalizzata dalla traduzione italiana che non può rendere a pieno le sfumature del calembour originale.
 
ernerst 2Del 2002 il film del regista Oliver Parker che non mi è piaciuto per niente. Gli sceneggiatori, forse nel tentativo di dare più corposità ad un film che altrimenti sarebbe stato di ben più breve durata, l’hanno arricchito di trovate del tutto estranee al testo originale la cui comicità grossolana stona con il fine umorismo di Oscar Wilde.
La scelta del protagonista non mi è sembrata particolarmente illuminata: Colin Firth sembra ancora l’innamorato imbranato di Bridget Jones senza la sfrontatezza e l’audacia che invece dovrebbe richiedere il suo personaggio.
Si salva solo Rupert Everett, perfetto nei panni dell’elegante e sornione dandy Algernon Moncrieff.
 
 
 

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Recensione di
pistacchina
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