Dalla libreria al cinema #46 – Pizzeria Kamikaze

Humor nero, non privo di malinconia e di romanticismo: si può descrivere così lo spirito che anima i racconti dello scrittore israeliano Etgar Keret (Ramat Gan, 1967) antologizzati sotto il titolo Pizzeria Kamikaze. I primi tre racconti sono tratti dalla raccolta Tubi del 1992, i cinque successivi da Il centro vacanze di Kneller del 1998 e l’ultimo da Mi manca Kissinger del 1994.

I temi della morte e di un “altrove” dopo la morte dominano queste narrazioni, bizzarre, surreali, divertenti ma anche inquietanti. Sullo sfondo, accennata ma non secondaria, la situazione mediorientale (che sicuramente influisce sulle tematiche e sugli umori dei racconti).
Uno dei pezzi migliori è certamente Tubi, dall’omonima raccolta, che racconta la storia di un ragazzo a cui è stato diagnosticato un disturbo dell’apprendimento, ma che possiede un particolare estro nel manipolare tubi.

Il racconto più lungo è Il centro vacanze di Kneller, anch’esso dall’omonima raccolta, che ha ispirato anche ipizzeria kamikazel titolo scelto per il volumetto: il protagonista Haim trova infatti lavoro presso la pizzeria Kamikaze.
Più precisamente, Haim viene impiegato presso la pizzeria due giorni dopo il suo suicidio, quando ormai ha compreso che chi si toglie la vita finisce in una sorta di dimensione parallela molto simile alla vita precedente, ma più squallida e malinconica.

Quando Haim scopre che la sua amata Desideria, che lo aveva lasciato spingendolo al suicidio, si è tolta la vita anche lei, decide di partire alla sua ricerca accompagnato dall’amico Ari. Successivamente si unisce a loro la bella Lihy, che a sua volta sta andando alla ricerca dei responsabili di questa sorta di limbo dei suicidi per presentare un reclamo.
I tre giungono al “centro vacanze” di Kneller e conoscono anche un sedicente Messia che promette un grandioso miracolo. Il racconto diventa così un on the road, assolutamente originale, in cui si mescolano comicità e romanticismo e un senso di ineluttabilità che non esclude la speranza ma è ancora di più un monito: ci sono passi su cui non è possibile tornare. Perciò, come spesso accade, il viaggio diventa anche e soprattutto un percorso interiore di (in questo caso dolorosa) presa di coscienza.


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Nel 2007 Il centro vacanze di Kneller è diventato un film, dal titolo Wristcutters – Una storia d’amore (Wristcutters: A Love Story), per la regia del croato Goran Dukić.

La pellicola ripercorre piuttosto fedelmente la trama del racconto, introducendo qualche variazione (ad esempio su come si sia suicidato il protagonista) ed elementi del tutto nuovi che rispettano lo spirito del testo letterario e al tempo stesso lo arricchiscono (come il buco nero sotto il sedile dell’auto o il fatto che nel limbo dei suicidi non si ride). Delude solo nel finale, diverso da quello del racconto di Keret, che presenta un cedimento all’happy ending che in parte banalizza la storia e i suoi significati.