Dalla libreria al cinema #38 – Mari stregati – Tim Powers

Il merito più grande del franchise de “I Pirati dei Caraibi” è senz’altro quello di aver ridestato un immaginario piratesco ancora molto ispirato e degno di essere raccontato.

Ancor prima di partorire personaggi famigerati come Jack Sparrow e Will Turner, la filmografia targata Disney ha riproposto con successo un ambientazione carica di significati, avventura e misticismo.

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Pare scontato l’utilizzo di storie già rodate e riconoscibili come ossatura per le peripezie di Sparrow e ciurma ma, soprattutto quando si cominciano ad utilizzare personaggi passati alla leggenda, è facile cadere nella rete.

Con il quarto capitolo de “I Pirati dei Caraibi” Jack Sparrow si ritrova, suo malgrado (come sempre), nella mirabolante impresa di trovare la Fonte della giovinezza… e tornarne vivo.fanucci_-_mari_stregati

La storia è liberamente tratta da quel ineguagliabile romanzo che è “Mari stregati” di Chris Powers, colui che ha saputo fondere le storie di mare “classiche” con quella contaminazione di spiriti guida, epicità dei capitani pirata come Barbanera e le profonde motivazioni mistiche… ovviamente non ritrovere niente di tutto ciò nel film di casa Disney. La storia pare ripercorrere non tanto il narrato del romanzo quanto una sua sinossi ridotta ai minimi termini: Queen Anne’s Revenge, Barbanera, Fonte della giovinezza e prescienza della morte per mano nemica.

In parte, il perché di questa scelta è intuibile: il libro di Power è denso di cruente battaglie navali, senso di impotenza verso chi utilizza poteri occulti, timore di essere trasformati in zombie, spaventose possessioni e una generale masnada di farabutti pronti ad ubbriacarsi e sfoderare pugnali (qualora non bastassero gli unsulti a zittire l’avversario).

L’immaginario della casa di topolino punta sulla guasconeria, sulla simpatia travolgente dei fuorilegge al confine tra bene e male e mai si sognerebbe di incarnare un Barbanera come un malvagio capitano/stregone infestato dagli spettri.

La nota più deludente –  e qui mi cavo un dente dolente – è proprio il trattamento riservato a questo capitano leggendario.

Intendiamoci, la resa visiva è quanto di più soddisfacente si possa immaginare ma mancano, e se ne sente il peso, tutti i dettagli peculiari: le miccie e i petardi intrecciati a barba e cappello a tricorno sono qui solo anelli che emanano fumo, le capacità magiche capaci di piegare un uomo tra dolori indicibili sono rese come escamotage (grazioso) per governare una nave animata, la ciurma zombificata…parla! Senza contare che mancano tutte le note folcloristiche legate alla figura ingombrante di Edwar Teach.

La storia Disney racconta di un viaggio dai contorni vaghi, con simpatici rituali simili a puzzle, da comporre con poche vere difficoltà; Sparrow, con il suo fare gigionesco, riesce sempre a farla franca e a stemperare i momenti più drammatici.

Il libro, di contro, vive il suo acme proprio nella ricerca della fonte, e il penetrare nei pressi del cuore del potere offre spunti immaginifici che difficilmente vi togliere dalla mente.

La tensione generata da un pericolo invisibile, le accortezze per non farsi dominare dagli spiriti funesti, la lotta per non cedere alle allucinazioni, il tutto per la sola vicinanza con una fonte di potere primordiale difficilmente contenibile.

Credo di aver sottolieneato abbastanza la predilizione tematica del film de “i pirati dei Caraibi, oltre i confini dei mari” rispetto a quella che viene esaltato da “Mari stregati” ma voglio essere ancora più pignolo: uno è thé deteinato delle 5, l’altro è rum invecchiato misto a tabacco da masticare.

Due belle narrazioni che stanno a testimioniare il classico assioma: il libro è meglio del film…tanto più quando il film ne prende solo un pallido spunto.Jack_Sparrow_Pirates4

Nota finale: Mari stregati ha ispirato anche un’avventura grafica per PC “di poco conto” chiamata Monkey Island…tanto per sottolineare che c’è ispirazione ed ISPIRAZIONE!intromonkeyislandSigh!