Dalla Libreria al cinema #30 – Storia D’inverno

Poche settimane fa vi avevo parlato della mia esperienza con il romanzo di Mark Helprin, Storia d’inverno, del quale ammetto di essere venuta a conoscenza solamente grazie alle pubblicità virali del film con protagonisti Colin Farrell e Russel Crowe.

Peccato che la pellicola non sia affatto la trasposizione cinematografica del libro: è tutta un’altra storia che di fedele al romanzo ha solamente i nomi dei protagonisti e poco altro. D’accordo, il libro è molto complesso, strutturato su più livelli di interpretazione, su più scale temporali e sopratutto su una varietà notevole di personaggi, ma questo non giustifica il totale stravolgimento (in negativo oltretutto) dell’intera narrazione.
La storia del film si basa sul dualismo trito e ritrito demoni vs angeli (mettendo in mezzo addirittura Will Smith nei panni di Lucifero in persona!) e sui miracoli: ognuno avrebbe un miracolo da usare in questa vita e questo, signori, è l’intero perno della storia raccontata dal regista.

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Peter Lake incontra Beverly Penn malata di consuzione, i due si innamorano perdutamente e lui si convince di poterla salvare grazie ad un miracolo e alla forza del loro amore e invece, anche no: i demoni capeggiati dall’inguardabile e a tratti comico Russel Crowe, riescono a farla fuori  prima del tempo. Poi, non si capisce come e perché (nel film non si capisce affatto) Peter Lake si ritrova avanti di 90 anni, in una New York moderna dove incontrerà una bambina e sua madre e capirà che il suo personale miracolo in realtà era riservato a loro (nel libro ovviamente queste due non esistono, la storia – bellissima – è un’altra).
Il cattivo muore, il miracolo si compie e il buono vola via in mezzo alle stelle su un cavallo alato. No, non sto scherzando, il film finisce davvero così

storia-d-inverno-jessica-brown-findlay-insieme-a-colin-farrell-in-una-scena-297936Ora, parliamone.
Perché distruggere un romanzo complesso che, forse a causa della mia bionditudine, non ho ancora compreso del tutto e farlo a pezzi  – male oltretutto – vendendo al pubblico solo la parte romantica (resa comunque penosa e distorta  – perfino la melodia che suona Beverly al pianoforte è sbagliata! – )?
E’ vero che bisogna avere pazienza con le trasposizioni cinematografiche e che la regia deve scendere a compromessi:  tagli necessari, scelte di narrazione, etc ma… cambiare addirittura le fondamenta della storia? Tagliare del tutto la gamma degli incredibili personaggi secondari? E dov’è la meravigliosa New York che l’autore ci racconta così splendidamente?

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Anche volendo parlare solo del film come se non avessi letto il romanzo, giuro che sarei uscita dalla sala interdetta: il regista ha voluto semplificare un libro impossibile, riuscendo nella mirabolante impresa di rendere una storia epica, una banalità.