Dalla Libreria al Cinema #3 – Psycho!

Speriamo che Robert Bloch, Alfred Hitchcock e la madre di Norman Bates non vengano a trovarci stanotte: stiamo per parlare di un film che ha incassato oltre 40 volte il suo budget iniziale, tratto da una storia che pochi conoscevano ma che poi è diventata il paradigma dell'horror, del thriller, del mystery e delle sue parodie dagli anni '60 in avanti. Stiamo per parlare di Psycho, e vorremmo farlo senza scontentare nessuno dei suoi affezionatissimi autori.

Tutti conosciamo la storia di Psycho – e chi non la conosce, si vergogni! L'assassinio sotto la doccia, gli uccelli impagliati, la megera che si avvicina alle scale e l'improbabile caduta del detective curioso Abrogast / Martin Balsam proprio da quelle scale…

Tutto comincia quando una donna ruba un pacco di soldi, che il suo capo le aveva affidato per depositarli in banca, e scappa guidando verso l'ignoto.
Un pacco di soldi vero ( era proprio un pacco, una busta) e metaforico: quasi mezzo milione di dollari. Negli anni '60, poi!
Siamo sulle spine, vogliamo sapere se la protagonista arriva da qualche parte, se spende i suoi soldi, se lascia tracce dietro di sé e se scappa dalla polizia, quando proprio lei… muore.

Che genio, Hitchcock! In realtà, anche l'autore del romanzo ci aveva pensato, e l'aveva tolta di mezzo a metà dell'opera. Anche nel  romanzo la vanno a cercare, anche nel romanzo il proprietario-direttore-cuoco-uomo delle pulizie- Norman Bates è pazzo, ed è l’unico abitante tuttofare della sua reggia come Dracula nel suo castello. O no? Nel libro, anzi, è più pazzo ancora.

Vi ricordate la scena finale, in cui al sorriso malato di Norman si sovrappone quello del teschio della madre? Nel libro, la personalità di Norman bambino convive con quella della madre e del Norman adulto – per modo di dire, adulto. Se non altro, Anthony Perkins, che interpreta Norman, non è un ubriacone tarchiato come avrebbe voluto Bloch, e non è altrettanto violento: ve la immaginate una decapitazione che passa alla storia al posto di quelle coltellate tanto carine, che ci lasciano almeno guardare un’ultima volta negli occhi vitrei di Marion?