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Cuore nazista – Olle Lonnaeus

Non plus ultra di mascolinità,  adolescenza rabbiosa e tinte noir in una storia costruita a fatica e dal finale più “buttato alle ortiche” della storia della letteratura di evasione. Troppa carne sul fuoco e una fame atavica a fine lettura.
C’è un padre, Mike Larsson,  uomo onesto ma che ha avuto un’esistenza turbolenta e una accusa di incarcerazione al limite del ridicolo (dietro le sbarre per furto di asciugamani, ma dico io!). La sua psicologia è tagliata con l’accetta…con la lama smussata e una mano poco salda (e sto usando un efemismo):  rissoso, tendente all’autodistruzione tramite bottiglia, per niente galante con il gentil sesso, disastroso nel lavoro e con una dotazione di ingenuità imbarazzante.

C’è un figlio, Robin, che – giustamente con il padre che si ritrova – concede fiducia zero e che per giunta sta attraversando il periodo di crescita più difficile: l’adolescenza; in cerca di sensazioni forti e di un gruppo che lo accolga come pari.

La miscela è potenzialmente esplosiva se contiamo che Mike possiede pochi mezzi per far valere la sua autorità (ed è 9591_Cuorenazista_1315355331sempre sul filo del rasoio con gli assistenti sociali) e che ad ingarbugliare il tutto ci si infila un delitto.

Ma ad Olle Lönnaeus – giornalista investigativo che ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi reportage su Iran, Libia, Israele, Palestina e altri Paesi del Medioriente – non perdono un finale così.

Semplicemente crolla tutta la struttura narrativa. Il romanzo è troncato con una brutalità mai sperimentata prima.

La storia non manca di mordente, ci si affeziona a Mike e a tutti gli errori che riesce a combinare, ma è poca cosa se poi la risoluzione del romanzo viene affidato ad un espediente bislacco. Passi per una narrazione demenziale ( come il film Animal – 2001 – con Rob Scheider o Zoolander – 2001 anno d’oro – con Ben Stiller) dove il guizzo creativo è concesso e ha un SENSO(!) ma questo libro si basa sulla suspance, sull’adrenalina, sulla base di un mondo reale con regole stabilite…se fai saltare i paletti nel finale per chiuderla con un lieto fine strozzato, NON VA BENE!

p.s. Si è capita la mia delusione? Vi prego di segnalarmi i libri che hanno scatenato la stessa reazione violenta in voi; li eviterò come la peste!

 

 

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Recensione di
Simone Gentile

Sono Simone Gentile. Stretto tra una torre di libri e una pila di graphic novel (da leggere tutti, rigorosamente, in ordine sparso) continuo a lasciare una traccia nera su un foglio bianco; un timido rivolo che vuole affluire all'impetuoso corso della narrativa e continuare il Viaggio. Sono aperto a qualsiasi genere ma attratto dalle varie declinazioni della paura, per questo spesso mi ritrovo invischiato in storie che "MAMMAMIA!"... e forse poi, un po', me le vado a cercare.

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