Cuore di cane – Michail Bulgakov

Nel 1925 uscì un breve romanzo di Michail Bulgakov (Kiev, 1891 – Mosca, 1940) intitolato Cuore di cane (Собачье сердце). Per via delle innegabili analogie, quest’opera viene spesso associata al racconto Le uova fatali che Bulgakov pubblicò nello stesso anno.

Tra il dicembre del 1924 e il gennaio del 1925 il professor Preobražènskij e il suo collaboratore dottor Bormentàl’ compiono il più ardito dei loro esperimenti di trapianto di organi, sostituendo i testicoli e l’ipofisi di un cane con corrispondenti organi umani e provocando così un’obbrobriosa metamorfosi della bestia in uomo. Col trascorrere delle settimane la situazione, in una sarabanda di eventi grotteschi, rischia di sfuggire di mano agli scienziati.

Come nel caso delle Uova fatali, Bulgakov scrive un racconto fantastico e inquietante fortemente satirico nei confronti del regime comunista e che al tempo stesso è una riflessione sul ruolo della scienza nell’età contemporanea. Il professor Preobražènskij compie ricerche di eugenetica, ottenendo solo parziali e instabili risultati di ringiovanimento dei pazienti, fino a che l’esperimento sul cane lo mette davanti alle mostruosità, prive per giunta di qualunque utilità, che la scienza può produrre. Neppure questo sembra però convincerlo a desistere. Intanto un’ottusa e invadente burocrazia di regime non perde occasione per cercare di imporre il controllo sui risultati dell’esperimento.

Nelle Uova fatali, oltre ad una sorte dispettosa, le responsabilità degli orrori prodotti in laboratorio appartengono al regime, che si impossessa di una scoperta casuale e ancora non verificata e sperimentata a pieno e pretende di gestirla nonostante l’opposizione dello scienziato Pérsikov. Qui invece è il professor Preobražènskij a svolgere i suoi esperimenti, cercando in taluni casi di sfuggire al controllo delle autorità (rappresentate dall’odioso personaggio di Schwonder). Al contrario quindi di quanto si potrebbe pensare leggendo l’altro racconto, sembra che Bulgakov nutrisse pari diffidenza nei confronti del regime ma anche degli uomini di scienza (o almeno di alcuni di essi) e, più in generale, che il progresso scientifico che caratterizzava quell’inizio di secolo suscitasse in lui perplessità e preoccupazioni, poiché gli appariva sganciato da morale e coscienza.

Un’interpretazione consolidata del romanzo vede in esso una satira della pretesa comunista di fondare una nuova umanità e dei nuovi divari creati dalla politica economica del regime: e in effetti l’opera fu censurata dal regime, ragione per la quale in URSS fu pubblicata solo postuma nel 1987 mentre in Occidente era già nota dagli anni Sessanta. Tuttavia sembra che il pessimismo dell’autore si estenda all’intera razza umana: così almeno pare doversi ricavare dal monologo del professore nel cap. VIII. E infine, qui come nelle Uova fatali e nel capolavoro Il Maestro e Margherita, il tempo cancellerà il ricordo del passato e con esso la preziosa lezione che se ne sarebbe dovuta apprendere. L’uomo (e non solo il comunista) per Bulgakov non riesce ad imparare dai propri errori.