Cronachette – Leonardo Sciascia

I miei autori prediletti si richiamano l’un l’altro. Dopo aver letto un Saramago, non posso non tornare anche a Sciascia. Di entrambi gli scrittori ho ormai quasi esaurito la bibliografia, ma per fortuna qualcosa da scoprire e da amare ancora rimane. Questa volta è stato il turno di Cronachette (prima edizione 1985), una raccolta di narrazioni storiche che Leonardo Sciascia (Racalmuto, 1921 – Palermo, 1989) ricostruisce con il suo consueto gusto per il passato, per gli intrighi e per la verità e senza mai rinunciare ad agganciare temi e problemi anche del tempo più remoto a situazioni a lui contemporanee.

Nella prima edizione Cronachette contava sette narrazioni relative a eventi e personaggi dal XVII al XX secolo. Successivamente, dopo la morte dello scrittore ma rispettando un suo progetto per un’edizione francese, sono stati aggiunti gli ultimi due pezzi. Alcuni dei protagonisti delle curiosità, dei misteri e degli scandali scelti da Sciascia per il suo libricino sono poco conosciuti, come don Alonso Giron, chiamato a rispondere di un orrendo delitto nel 1613, o la «povera» Rosetta, protagonista di un terribile fatto di cronaca esattamente tre secoli dopo; altri invece sono personaggi ben noti come Pietro Bonaparte o Mata Hari, di cui però si narrano vicende sconosciute ai più.

Il punto di vista dell’autore resta, come sempre, “divergente”. Sciascia propone ricostruzioni e interpretazioni diverse da quelle diffuse, suscita dubbi, lancia provocazioni. Tutto sempre sorretto da un attento lavoro di ricerca e vaglio delle fonti. La «povera» Rosetta è stata eliminata verosimilmente perché troppo libera; «l’uomo dal passamontagna» si può considerare l’emblema della inutilità del male; Manzoni si macerava forse dai sensi di colpa per un evento del 1814.

Cronachette è un libro difficile: per le numerose citazioni dotte, per la prosa complessa e ricercata che talvolta l’autore ama adoperare, per il riferimento a vicende storiche e politiche non sempre presenti al ricordo del grande pubblico. Ma vale lo sforzo perché una volta di più Sciascia propone un approccio alternativo e problematico ai fatti. Che lo si segua o meno, è secondario; è la lezione generale che scaturisce dal volumetto, ciò che conta: e cioè che è sempre possibile un’altra interpretazione e che non bisogna mai accogliere passivamente nessuna lettura già data.