Ciò che inferno non è – Alessandro D’Avenia

Nella multiforme Palermo, un adolescente borghese passa le giornate con gli amici di sempre, le passeggiate in bici, i tuffi al mare e nessun impegno, nemmeno sentimentale. Finito un altro anno scolastico, lo attende un viaggio estivo all’estero per seguire le orme del fratello maggiore e intanto indugia pigramente in citazioni letterarie e in riflessioni su cosa desiderare dalla vita, finché un amico prete lo invita nel quartiere Brancaccio, lì dove i bambini prendono a calci cani sconfitti in incontri clandestini, le ragazze madri si prostituiscono per mantenere i figli e la pistola della mafia è l’ultima a decidere. Il ragazzo è spaventato dalla violenza di quel mondo fino ad allora sconosciuto ma si innamora proprio di una ragazza del luogo e deciderà di aiutare l’amico prete benefattore, già nel mirino della malavita locale.

Il romanzo descrive luci ed ombre, intrecciando abili versi sulle prime e tendendo a glissare sulle seconde (violenza sessuale in primis), risultando un prodotto per il vasto pubblico e non troppo indigesto per i lettori meno avvezzi a scene più crude (fatta salva la citata scena del pestaggio sul cane che quasi stona con il resto), una probabile scelta editoriale che comunque lascia godibile il testo. C’è un po’ di autocompiacimento nella scrittura elegante dell’autore, in passaggi non sempre necessari ma non per questo sgradevoli. La voce di don Pino Puglisi sembra prevalere anche nella descrizione degli altri personaggi, protagonista principale compreso. In definitiva un testo piacevole dove lo stile prevale sul contenuto comunque di spessore.