Cinquanta sfumature di Nero + Cinquanta sfumature di Rosso – E.L. James

Ci eravamo quasi cascate, ce l’avevano quasi fatta i giornali, le televisioni e i blog di tutto il mondo a farci credere che la trilogia di E.L. James fosse la rivelazione erotica del nuovo Millennio, l’ultima frontiera del mommy porn, i libri che erano finalmente riusciti – dopo decadi infinite di tristi Harmony – a rendere l’erotismo d’autore a portata di tutti.

Niente di più falso. Rassegnamoci, fanciulle: questa trilogia non è altro che l’ennesima annacquata, contorta, banale rivisitazione della sempiterna fiaba di Cenerentola, da sempre specchietto per le allodole per tutte le donne dai 3 ai 93 anni. Tutto qui, niente di più e niente di meno.

Se questo turpe intento nel primo libro era ancora in parte celato, diventa sicuramente manifesto nel secondo – Cinquanta sfumature di Nero – e assolutamente palese nel terzo, Cinquanta sfumature di Rosso. Non vale nemmeno la pena di fare una recensione separata per ognuno dei due libri perché, nonostante le centinaia di pagine l’uno, hanno lo spessore di un volantino dell’Esselunga.

Il cotè sadomaso e dark, col quale si era cercato di imbrogliare lettrici e lettori nel primo libro e che per un po’ ha retto, comincia a sfilacciarsi già nei primi capitoli del secondo volume. Christian Grey vacilla, le sue pratiche sadiche si riducono rapidamente a un paio di sculacciate e qualche pizzicotto – niente che non sia alla portata di un qualsiasi adolescente che passa buona parte del suo tempo libero su Youporn – ma la trasformazione delle sue azioni è niente in confronto a quella della sua, a detta dell’autrice, “anima”. Il nostro, infatti, si è trasformato in un cucciolone che manda email con su scritto “sognami” e che pende letteralmente dalle labbra della dolce Ana, che se lo rigira come un pedalino a ogni occasione buona.

Christian Grey è quello che tutte le donne vorrebbero, ma non perché è bello, ricco e a quanto pare dotato di un periodo refrattario pari allo zero, no: perché lui risolve i problemi. Il tuo capo è uno stronzo che ti fa delle avances spinte a ogni piè sospinto? Lui lo fa licenziare. Ti si è rotta la macchina? Lui te ne fa trovare una nuova di pacca con tanto di fiocco nel parcheggio sotto casa. Ti senti poco tranquilla a girare per le strade di sera da sola? Ecco pronta la super scorta di bodyguard per la quale ogni famiglia in località protetta venderebbe la primogenitura. Non hai fame? Ecco il tuo piatto preferito cucinato da Vissani in persona nella cucina di casa. Ti si è rotta un’unghia? Manicure. Ti sei fatta la bua? Ti spalma la crema emolliente. Non esiste nessun bisogno che il prode Grey non riesca a colmare nel tempo di un battito di ciglia.

L’apice di questo delirio si raggiunge con il terzo libro, che contiene scene di follia quali Christian Grey che compra un braccialetto da trentamila euro – scritto per esteso – per coprire i segni rossi sul polso di Ana dopo un tiepido giochetto erotico di manette perché si sente in colpa (badate bene, la parte sconvolgente per me non è nell’acquisto del costoso braccialetto, ma nella motivazione che lo ha spinto a farlo!) e altre palesi dimostrazioni della sua avvenuta e definitiva trasformazione da “uomo che non deve chiedere mai” a “zerbino”. Tanto per non farsi mancare niente, verso il finale c’è anche il tocco thriller-poliziesco che vede ancora una volta l’ineffabile Ana farla franca e il povero Grey a raccogliere i cocci. Le ultime pagine sono un capolavoro dell’assurdo, una sorta di fast forward nel futuro in cui la coppia d’oro, felice e innamorata come non mai e con due bambini (provate a indovinare? un maschio e una femmina, sì, ovviamente) vive un’esistenza di serenità assoluta priva di depressione post partum, smagliature e crisi del settimo anno. E vissero sempre felici e contenti, mentre l’ultima pagina si chiude sull’ennesima storia della fanciulla in gramaglie salvata dal suo principe azzurro. Ops, scusate: grigio.