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Cime tempestose – Emily Bronte

Io ero quello che non leggeva né i classici, né i libri romantici, né quelli opera di una donna. Quindi “Cime tempestose”, io mai.

E difatti. Uno dei libri più belli che abbia letto.

Presupposto indispensabile, di sicuro successo per il genere, è un amore impossibile. Un sentimento che nasce tra Catherine Linton e il trovatello denominato Heathcliff, sin da bambini. I due vengono allevati come se fossero fratelli ma il loro legame è speciale, crescendo diventano inseparabili e hanno caratteri molto simili: impetuosi, egocentrici, bramosi, selvaggi ognuno a suo modo. Catherine e Heathcliff sembrano nati per stare insieme, e proprio da qui nasce la tragedia di “Wuthering heights”, perché questo non avverrà, per una serie di motivi tra i quali l’ambizione di lei e l’orgoglio di lui. Il desiderio di possedere Catherine è talmente grande da rendere la vita dell’uomo una continua macchinazione dedicata a un solo scopo, la vendetta, che divorerà qualsiasi sentimento o scrupolo. Tutto, pur di rovinare gli artefici della disperazione di H., loro e i loro discendenti. L’odio perpetuo di Heathcliff è orribile ma al tempo stesso commovente, nato dall’amore per colei che, pur amandolo, sceglie un matrimonio di convenienza.

Il romanzo è definito “a matriosca”, perché la narrazione comincia da parte dell’affittuario Lockwood, passa alla governante, la signora Dean, e in seguito alle citazioni dei vari personaggi.

Personaggi che si rincorrono e non si raggiungono mai o quasi. Sullo sfondo, forse, un messaggio: l’amore tra due persone può unire al di là dell’odio che è stato instillato dai tutori, e l’amore per i libri può avvicinare due innamorati.

P.S.: un’altra recensione del romanzo è qui.

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Recensione di
Antonio Soncina

Odio i best seller, soprattutto se di sfumature rosa, gialle o grigie. Ai classici preferisco storie contemporanee. Posso sopravvivere senza il rinomato "odore della carta" ma non con il Kindle scarico.

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8 commenti
  • Lo lessi molti anni fa, da adolescente, e me ne innamorai (come forse, a quell’età, è inevitabile). Oggi però credo che, a rileggerlo, non ritroverei le emozioni intensissime di allora: perciò preferisco lasciarlo nel mio personalissimo baule dei ricordi. :)

        • Purtroppo questo è il grande rimpianto che mi porto dietro: aver cominciato a leggere “davvero” molto tardi. Da giovane leggevo i libri per chi non legge: gialli, Stephen King, fantascienza, roba così.

          • Non mi cruccerei di questo errore “di gioventù”: la giovinezza è lunga. :)
            Battute a parte, io cerco sempre di evitare distinzioni così severe di genere: meglio valutare i singoli autori. C’è per esempio tanta ottima fantascienza che offre emozioni e spunti di riflessione senza dover nulla invidiare a generi ritenuti più nobili: Asimov, Sheckley… Lo stesso direi sul “giallo”, che Sciascia considerava il genere ideale per discutere i temi e problemi del “Potere”…

  • è pazzesco pensare come l’ingegno si possa trovare dove uno meno se l’aspetta, ad esempio in una canonica sperduta, dove tre sorelle e un fratello non hanno altro stimolo che qualche libro e il paesaggio triste di una brughiera … se non fossero morti tutti giovani, questi Bronte, chissà quanti capolavori ci avrebbero lasciato!
    Il mio preferito è jane eyre, di Charlotte. Anche il film è notevolissimo.

    • “è pazzesco pensare come l’ingegno si possa trovare dove uno meno se l’aspetta, ad esempio in una canonica sperduta, dove tre sorelle e un fratello non hanno altro stimolo che qualche libro e il paesaggio triste di una brughiera”

      Verissimo, tra l’altro pare che l’autrice fosse pure un po’ misantropa. E’ bello pensare che la creatività non per forza nasca in virtù degli stimoli esterni.

Recensione di Antonio Soncina

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