Ci vogliono le palle per essere una donna – Caitlin Moran

Questa donna è un genio, una forza, un uragano, un fottuto maschio travestito da femmina! Il suo libro non ha fatto nemmeno in tempo a uscire che è diventato un caso editoriale. Già la copertina è geniale: perché mettere qualcun altro in evidenza, se il libro parla di donne come me, e l’ho scritto io? Trovo bellissimo il suo stile, vestitino rosso a pois, con tanto di anfibi come firma. E quel ciuffo bianco. E poi dovete sentirla parlare questa donna, dovete aprire Youtube, digitare Caitlin Moran, e ascoltare (ma soprattutto guardare) una sua intervista: le facce che fa, le espressioni che si susseguono –circa un migliaio ogni minuto- sono impagabili. Detto questo, parliamo del libro, prima che scriva anche una poesia sul mio amore per lei.

Un trattato sul femminismo, che per una volta, coincide con le didascalie sparse qua e là sulla copertina. Una donna che racconta i segreti più imbarazzanti della sua vita, e del come quelli -che una donna comune lascerebbe chiusi a chiave nel cassetto, pensando a loro con vergogna e contrizione- siano diventati la sua ancora di salvezza per approdare al mondo e dire finalmente: “Ehi, una vera donna è fatta così, non è una principessa o una velina o la testimonial della pubblicità di una nuova ceretta!”.

Caitlin Moran tratta temi scottanti, quotidiani, di generale interesse (leggi: preoccupazione) femminile, ma soprattutto utili, prima raccontando nel dettaglio la sua esperienza –che va dal contenuto imbarazzante del diario segreto di una tredicenne illusa, a come questa tredicenne diventa una trentacinquenne disillusa e concreta; dall’acquisto della prima lingerie sexy, all’aborto; dal matrimonio, all’avere un figlio; dalle prime mestruazioni, all’incubo di dover fare la ceretta per essere considerate normali-, per poi dare il via ad un saggio/dibattito sull’argomento, nel quale ti trovi totalmente coinvolta e risucchiata, e alla fine della cui lettura ti ritrovi fomentata nella posa “Superman” (anche se in questo caso sarebbe più opportuno parlare di Wonderwoman), in piedi sul letto a dire: “Ha ragione lei!”, sentendovi la donna Armstrong che mette la prima bandierina sulla luna.

Racconta le banali esperienze quotidiane della donna tipo, e ha il coraggio di pubblicarle in un libro, per mostrare alle donne che non sono sole, ma che ognuna di noi sa, nel proprio intimo, di aver avuto esattamente le stesse (dis)avventure e gli stessi pensieri di cui lei scrive.

Scrive con il tono leggero e ironico di chi si confida con un’amica, passando da invettive politiche contro il patriarcato (sostiene, tra l’altro, che il suo successo più grande è aver insegnato alle sue figlie ad esclamare “Maledetto patriarcato!” ogni volta che inciampano o cadono) a toni seri e delicati, in contesti altrettanto seri e delicati come l’aborto.

Un libro che, per una volta, ha un titolo italiano molto più appropriato di quello originale (ma per quanto riguarda l’elogio della traduzione, mi fermo qua, o mi tocca aprire un altro post pieno di lamentele contro le scelte traduttive della signora Chiappara ).

Un libro in cui si parla della vera donna, che sarebbe utile leggessero anche i maschi, per capire finalmente chi sono le vere donne, e che quei surrogati per le quali tutti sbavano non sono altro che ologrammi della loro fantasia.

Consiglio invece a ogni donna di leggere almeno il “Poscritto”, l’ultimo capitolo del libro, in cui si parla dei motivi per cui ogni essere umano femminile dovrebbe arrendersi di fronte all’evidenza che non diventerà mai una principessa, e rassegnarsi ad accettare di essere una forza militante coi pantaloni, e che, soprattutto, i principi sono dei cretini, non dei veri uomini (vedi il principe Carlo con chi ha rimpiazzato Diana!), che dobbiamo smettere di cercare/aspettare: innamoriamoci per una volta del nostro vicino, del nostro amico nerd, degli uomini reali che popolano la nostra terra.

Che cosa si ottiene leggendo questo libro? Tante grandi consapevolezze: scopriamo che le vere donne siamo noi, quelle che vediamo allo specchio ogni giorno e che ogni giorno critichiamo per via di qualche nuovo difetto scovato, invisibile al resto dell’umanità; che tutte le donne soffrono quando si fanno la ceretta; che partorire fa schifo ed è doloroso, non è l’esperienza mistica e illuminante che continuano a propinarci i media; e che le vere donne benedicono il momento in cui si tolgono il reggiseno, a fine giornata.