Chocolat – Joanne Harris

“Invidio al tavolo le sue cicatrici, i segni lasciati dalle teglie roventi del pane. Invidio il suo placido senso del tempo e spero un giorno di poter dire: questo l’ho fatto cinque anni fa. Ho fatto questo segno, gli anelli si sono formati per una tazzina di caffè bagnata, questa era una bruciatura di sigaretta, questa una scala di tagli contro la venatura grezza del legno. Qui è dove mio figlio ha inciso le sue iniziali, quando ha compiuto sei anni, questo un punto segreto dietro la gamba del tavolo. Questo l’ho fatto in una giornata calda sette estati fa, con il coltello da carne. Ti ricordi? Ti ricordi l’estate che il fiume è rimasto a secco? Ti ricordi?
Invidio al tavolo il suo placido senso d’appartenenza. Come di chi è stato in un posto tanto a lungo, da farne parte.

Non sono mai stata una persona al passo coi tempi o “avanti”. Anzi, sono profondamente vintage nel mio modo di approcciarmi al mondo e seguirne le dinamiche. Fatto sta, non lessi “Chocolat” tempo addietro, come sarebbe stato bene fare. Me lo sono ritrovato quasi per caso tra le mani durante questa primavera.

Ero certissima che si trattasse di un polpettone melenso al profumo di cannella ed eccessivo buonismo, forse dal miglior risultato poiché son persuasa che i libri siano sempre migliori delle trasposizioni cinematografiche.

Ad ogni modo, non mi aspettavo davvero nulla da questo libro. E forse per questo mi ha stupita.

La storia di Vianne Rocher e di sua figlia Anouk, la cioccolateria e il villaggio nel sud della Francia, il fiume e gli zingari, l’ostilità degli autoctoni…JoanneHarris_Chocolat questi ingredienti li ritroviamo. Però i temi toccati nel libro, e di cui non v’è traccia nel film, sono molti e anche belli intensi e “pesanti”. Eppure questa profondità e solidità dei piccoli inferni privati vissuti dai personaggi che via via s’intrecciano, a mo’ di respiro ghiacciato, non riesce a turbare uno stile morbido e “profumato”. Uno stile sinestetico che incanta e ti fa venir voglia di divorarti il libro come faresti con una fetta di dolce al cioccolato.

Ci sono, disseminate tra le pagine, diverse perle di grande effetto. E ti viene voglia di sottolineare e ricordare. O di chiudere gli occhi e respirare forte per trattenere tra le pieghe dei tuoi occhi quelle immagini e quei colori, quei sapori e odori che incantano. Come lo stile di questa Harris che ci piace un sacco. Una scrittura morbida come panna montata, soffice e inebriante come scorzetta d’arancia candita.

E allora ve lo consiglio. Merita davvero. Profuma di legno ruvido e vissuto, intagliato di vita. Di risate soffocate col caldo d’estate, di limonate zuccherose e cioccolato amaro.
Profuma di quelle cose intime e pulite, piccole e forti da far tremare il cielo.
E non serve aggiungere altro. Però, ecco, se siete a dieta magari è meglio evitare :)

Ps. non prendetelo come “spoiler”, perché tecnicamente non lo è… ma, insomma, se riuscite a saltarvi gli altri due libri  della “triade chocolat” può esser solo un bene: c’è davvero poco o nulla della magia dell’originale.