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Chine immaginarie#44 – Io e il rock – Joe Sacco

Quando ho preso tra le mani questo fumetto non avevo idea del mondo che avrebbe spalancato davanti ai miei occhi. Ero attratto dalla tematica (il rock è il mio genere preferito, quello della mia gioventù) e dai disegni folli e iper-caricaturali in copertina.

Joe Sacco è un fumettista e giornalista maltese che ha saputo combinare le sue capacità di scrittura e disegno per creare un filone aureo di reportage grafico. In questo graphic novel miscela la passione per la musica rock e la folle idea di un tour al seguito di una band, per raccontare in prima persona la vita nel “dietro le quinte”.

La chiave di volta, a mio parere, è la nota umoristica che Sacco insegue ed enfatizza. L’uso delle caricature in questo senso è un eccellente strumento che l’autore sfrutta con perizia e genialità.

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L’autore non tralascia nulla della vita on the road di un tour musicale.

Le illustrazioni, grazie ad una attenzione esagerata nei particolari, spesso offrono una chiave di lettura più approfondita (lo stesso Sacco aggiunge didascalie atte a segnalarne alcune). Sono rimasto impressionato dalla capacità di sintesi e di scelta di momenti ben precisi del tour. Sacco stesso si raffigura nel vivo della scena –  tanto per far capire che lui c’era, in tutta la sua goffaggine – e il suo sguardo da disegnatore (per quanto immerso nell’attimo) non è influenzato dagli eventi. Un reportage unico nel suo genere.

Forse sono io particolarmente sensibile ai racconti in prima persona, così immersivi e stupefacenti, fatto sta che, al termine del fumetto, ho avvertito quasi la stanchezza della band e di Sacco, ho provato i brividi delle notti dopo concerto, a smontare le attrezzature, ho vissuto i postumi da sbornia e il sapore di sigarette stantie, ho avvertito il tepore di una groupie nel letto.interior_3

Joe Sacco mi ha regalato il viaggio che lui e la band hanno compiuto. A distanza di 16 anni dall’uscita del fumetto, ho percepito il tutto, sulla pelle, come in corso d’opera.

Non è una cosa da poco per un reportage scritto/disegnato e mi sovviene il dubbio: fosse stato disegnato con un altra mano – un tratto meno esasperato – avrebbe colto lo stesso nel segno?

L’autore ha raccolto nel suo tratto di china tutto il senso che voleva esprimere al racconto e ha imbrigliato tutti gli eventi di quello che altrimenti sarebbe stata una raccolta di episodi slegati e folli.

La scelta stilistica è diventata la struttura solida su cui puntellare gli eventi.

Solo applausi per gli artisti.

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Recensione di
Simone Gentile

Sono Simone Gentile. Stretto tra una torre di libri e una pila di graphic novel (da leggere tutti, rigorosamente, in ordine sparso) continuo a lasciare una traccia nera su un foglio bianco; un timido rivolo che vuole affluire all'impetuoso corso della narrativa e continuare il Viaggio. Sono aperto a qualsiasi genere ma attratto dalle varie declinazioni della paura, per questo spesso mi ritrovo invischiato in storie che "MAMMAMIA!"... e forse poi, un po', me le vado a cercare.

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