Chine immaginarie#41 – L’Approdo – Shaun Tan

Se è vero che il mondo delle lettere affida alla poesia il compito di tracciare incanti e mescolare emozioni profonde, sicuramente è altrettanto vero che Shaun Tan, con i suoi tratti di china eterei e suggestivi regala riflessioni capaci di scuotere l’animo.

Il tutto senza il minimo utilizzo di baloon ma facendo leva su chiaro/scuri , cura maniacale dei dettagli , scelte giudiziose di immagini in grado di colpire l’immaginario del lettore.visto

E’ una storia di migranti, quindi un tema che tutti conosciamo (più o meno personalmente), ma ambientato in un  mondo che ha solo lontani echi del nostro e che, grazie alle forme morbide e sognanti, trasmettono il giusto grado di straniamento.

città

Sentiamo la storia come nostra pur mantenendo un distacco funzionale alla narrazione.

Ed è proprio da questo luogo sopraelevato che veniamo colti dalle emozioni che le illustrazioni di Shaun Tan fanno deflagrare.indicazioni

E’ un libro pieno di magia, di sentimento, di lacrime (almeno le mie, lo confesso), di delicatezza, forse – in una parola – di umanità.abbracci

Quest’opera riesce a solleticare con le sole immagini l’empatia del lettore che entra con tutte il cuore, la testa e gli occhi in una rappresentazione della speranza.

I rimandi a suggestioni archetipe (o che sono diventati tali) come la vista della terra dopo giorni di navigazione o la valigia riempita con cura di ricordi e pezzi di sè, è resa con un tocco così delicato che riesce a smuovere emozioni profonde.
nave

terravaligia dei ricordiLa scelta di riportare ad inizio e fine volume le tante immagini di volti, tutti diversi e tutti accumunati da un unico filo di speranza, è poi una sublime anticamera di malinconia.volti

Ora una piccola riflessione:

si sente spesso dire di un disegno particolarmente realistico “sembra una fotografia”. Ho interiorizzato il commento di una persona abituata a vedere disegni e che con questi lavora: “dire di un disegno – sembra una fotografia – non è un complimento”. Escludendo la questione su chi ha ragione e chi torto mi sono posto una domanda.

Di un disegno si dice “sembra una fotografia”, il contrario, credo, mai; dove risiede questa differenza?

Di una foto si sentiva dire “mi ha rubato l’anima”, di un ritratto forse qualcosa di più “ha reso l’anima immortale”(vedi Dorian Grey).

Il corto circuito si genera, secondo me, nel momento in cui si da per scontato che per raccontare una emozione ci si debba affidare alla realtà che abbiamo sott’occhio tutti i giorni, senza mascheramenti.

E’ così che un disegno iper realistico viene accumunato allo strumento principe del realismo; la fotografia.

Ma è proprio su questa nota che batte l’opera de L’approdo di Shaun Tan.

Il disegno non è realistico, gli scenari sono surreali, l’assenza di dialogo rende tutto più straniante, eppure, l’emozione è sempre presente, il gorgoglio di lacrime è sul punto di traboccare copioso e ogni dettaglio è un piccolo gancio appeso al cuore… nessuna fotografia fin ora è stata in grado di fare altrettanto (aspetto smentite, con prove fotografiche ovviamente).