Chine immaginarie#40 – Dimentica il mio nome – Zerocalcare


Con un racconto introspettivo e molto personale possiamo scoprire uno  Zerocalcare nuovo; non necessariamente l’opposto di quello che abbiamo imparato ad apprezzare con “La profezia dell’armadillo” e “Ogni maledetto lunedì…su due” o che abbiamo intravisto (bene) in “Un polpo alla gola” e (meno chiaramente) in “Dodici“.

E’ uno Zerocalcare che, forse, per qualche istante, è più vicino a Michele Rech che al suo avatar cartaceo.

Dopotutto narra della sua famiglia, delle sue radici più profonde e del suo modo di stare al mondo.

Proprio l’interpretazione della realtà, con personalizzazioni pop e battute sagaci, permettono un completo assorbimento di quelle che sono le ragioni profonde di quest’opera.

Zerocalcare ci offre uno spaccato della sua famiglia per molti aspetti tipica ma che custodisce un segreto a cui dover dare conto.DIMENTICA-IL-MIO-NOME-addio

Con toni disincantati – anche nelle parti più drammatiche – l’autore ci presenta una nonna (Huguette) amorevole e alternativa; l’affetto che lega  nonna e nipote è genuino e ben reso dalle vignette.nominomi2
Il giovane Zero esplora la casa che lo ha visto rifugiarsi tante volte dalle ire dei genitori e ne ripercorre i momenti più significativi. DIMENTICA-IL-MIO-NOME-casa vuotaOra coglie però le crepe che corrono lungo il dipanarsi del ricordo e si scorge una storia con la S maiuscola fino a quel momento taciuta.

E’ impeccabile l’uso del colore per enfatizzare (mai a caso) i passaggi più importanti.

Mai come in questo racconto, l’utilizzo di personaggi mascherati (icone della TV, cinema e cartoni) o degli animali (le volpi) rendono la lettura fluida e comprensibile. Sarebbe molto facile cadere nel criptico parlando di fatti così personali.DIMENTICA-IL-MIO-NOME-fare cose

Personalmente ho apprezzato la composizione della storia, il ritmo che è riuscito ad imprimere ai suoi disegni è notevolmente migliorato e il crescendo di phatos finale calza a pennello.

Avevo già apprezzato il suo stile narrativo in “Un polpo alla gola” ma avevo anche nutrito dei dubbi in “Dodici” dove il ritmo e la ragionevole consequenzialità vacillano.

“Dimentica il mio nome” è un libro ispirato e ispirante, uno di quei racconti che ti fanno alzare il sedere dalla sedia e parlare con i tuoi, magari ci fosse un ombra segreta nelle pieghe della storia famigliare da scovare.dimn-p151-lemiecondoglianze

Il libro maturo di un trentenne che, come me e molti altri suoi coetanei, decidono di crescere provando a non snaturarsi.