Chine Immaginarie #3 – Noritaka, il re della distruzione! – Hideo Murata, Takashi Hamori

La comicità posa le sue agili gambe su una lastra di ghiaccio. Un Saltello di qua e un saltello di là, che i piedi nudi non abbiano un contatto troppo lungo con la superficie scivolosa.

Allo stesso tempo il busto si muove ad assecondare i capricci di un equilibrio precario. Un balletto sgraziato e buffo che però perderebbe ogni tipo di appeal se ne vedesse una semplice caduta rovinosa sul sedere.

Invece no.
La comicità si tiene in piedi, con quella maschera estrema per i normali canoni di lettura.
Ha il volto che si sfigura completamente, una mimica all’ennesima potenza.

Noritaka è uno sfigato. La cattiva sorte lo assiste dalle medie e gli sberleffi che si è lasciato alle spalle rischiano continuamente di bussare alla sua porta.
Noritaka è innamorato, dell’unica ragazza che non l’abbia preso in giro alla prima occhiata, nonostante la faccia da schiaffi.
Noritaka è pavido, al punto da scansare le minacce (una palla da baseball ad esempio) che lo colpiranno comunque, nel modo più doloroso.
Noritaka è eroico. Prende sul serio il desiderio di rivalsa e si getta anima e corpo nel progetto di riqualificarsi agli occhi dell’amata (e di se stesso).

Ma, al costo di ripetermi, Noritaka è uno sfigato.

Quello che voleva essere una riscoperta dell’autostima si trasforma in un gioco al massacro dove il nostro eroe dovrà vedersela con le sue peggiori paure e il suo istinto di sopravvivenza.

In un susseguirsi di sfide sul filo ridacciano dell’equivoco, di escamotage demenziali per salvare la pellaccia, unito ad un surplus di allenamenti al limite dell’umano (e della sanità mentale), Noritaka sarà pronto a mostrarci la via della grandezza partendo dal lastricato di scenette, freddure, paradossi e idiozie che la compongono.

Un cult del fumetto comico giapponese.

Rappresenta l’ultimo anello di giunzione tra una scimmia e un idiota, nell’accezione più lusinghiera che si può attribuirgli.
Ho passato serate a non riuscire a parlare per le risa che mi provocava leggere poche pagine di Noritaka.
Il disegno, per lo più privo di particolari e atto solo a presentare personaggi ed ambienti neutri, esplode letteralmente nelle scene clou come allenamenti e combattimenti.

 

Lì, la mano dell’autore, si sbizzarrisce con movimenti minuziosamente curati a bilanciare stacchetti comici quasi stilizzati.

Il bilanciamento di questi due aspetti, eroismo e idiozia, vanno a definire la complessa caratterizzazione del protagonista.

Sono molte le volte in cui vorremmo alzarci ed applaudire il nostro eroe ma egli non manca occasione per rendersi ridicolo l’istante successivo.

La struttura del fumetto alla lunga diventa un poco ripetitiva:

La sfida casuale.

L’allenamento specifico ed esilarante.
Lo scontro che si divide a sua volta in:

  • Noritaka pare farcela
  • Noritaka le prende
  • Noritaka sferra un colpo assolutamente fortuito che ferisce l’avversario e ne mina la spavalderia
  • Noritaka le prende di brutto
  • Di Noritaka non rimane che uno straccio
  • Noritaka vince esibendo la tecnica idiota, ma assolutamente azzeccata, per cui si è allenato duramente

Eppure non stanca mai.

Vale la pena leggerlo, magari in prestito da un amico o su internet, per passare un paio di serate all’insegna delle lacrime agli occhi.