Chine immaginarie #17 – The walking dead – Temi i cacciatori (vol.11), Robert Kirkman, Charlie Adlard, Cliff Rathburn

Attenzione! Questa recensione può contenere tracce di anticipazioni e residui semi lavorati di critica…nonché qualche zombie di passaggio.

Quello che avete davanti è un volume circolare.

L’avvio parte impercettibilmente da Carl, con lui si espande e in lui trova compimento.

Ormai gli episodi di telefonate deliranti di Rick sono rari ma lo vediamo comunque mettere mano alla cornetta e sentire dall’altro capo Lori “dobbiamo parlare di Carl”.

Evidentemente è un presagio, come se istintivamente Rick sapesse che tutta la violenza in cui si muovono alla fine toccherà anche i più piccoli.

Ed ecco infatti consumarsi il dramma: Ben assassina il fratello Bill.

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Ciò che sconcerta non è tanto l’atto in se ma l’assoluta tranquillità che leggiamo sul volto del bambino.

Il gruppo deve prendere delle decisioni a riguardo.

Come possono dormire sonni tranquilli sapendo che Ben non solo non ha compreso l’efferatezza del suo atto  ma, al contrario, pare pronto a ripetersi?

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Il ragionamento di Abraham è freddo e dannatamente veritiero: loro non possono far nulla per aiutarlo; possono solo liberarsene.

Gli animi si scaldano, la decisione è rimandata all’indomani e l’arrivo inaspettato di un prete – solo e in vena di sermoni – distoglie il gruppo dal problema.

Ci penserà la notte, la stanchezza e l’obiettivo di raggiungere la chiesa del sacerdote, a celare l’opera di un giustiziere misterioso.

Uno sparo e il problema Ben è risolto.

Dale è fuori di se dalla rabbia.

Chi è stato a togliere la vita al piccolo Ben?

Solo noi lettori e Morgan conosciamo la verità.

Non c’è quasi il tempo per piangere un’altra vita andata.

Un nuovo attacco notturno porta l’inquietudine nel gruppo. Dopo di essa ognuno si stringe a ciò che gli infonde coraggio: Michonne ha la sua spada, Glenn ha Maggie, Gabriel la bibbia e Dale… lui sceglie la foresta, l’oscurità che addensa le paure in ombre minacciose, in sagome di cacciatori.

Non capiamo da subito le motivazioni del vecchio Dale. Prima dobbiamo affiancare gli altri nelle ricerche infruttuose, rischiare di veder morire qualcuno del gruppo durante la perlustrazione.

Poi si alza il sipario, e il macabro banchetto è servito.

Il gruppo di cannibali, che ha rapito Dale con l’intento di mangiare lui e gli altri, si gusta la gamba rimasta del nostro amico ma non sanno che è stato morso e questo fa ridere di gusto Dale (e noi con lui).

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Pari.

I cannibali provano a cambiare piano. Rilasciano Dale e feriscono Glenn per spaventare e successivamente rapire, uno ad uno, i sopravvissuti. E’ per loro il secondo e fatale errore.

Dale rivela a Rick l’ubicazione dei cannibali e questi riceveranno notte tempo la visita di un gruppetto di vendicatori per niente impauriti: Rick, Andrea, Abraham, Michonne e un terrorizzato Gabriel come guida.

Quello che seguirà sarà una mattanza portata avanti con la morte nel cuore.

Ogni azione compiuta dai nostri li porta un poco di più verso il baratro.

Di ritorno dalla vendetta compiuta, Rick fa in tempo a raccogliere le ultime parole di Dale. Sono parole importanti per quella che fino ad adesso è stata una figura paterna per Rick e anche il maggiore antagonista (in chiave costruttiva).

Sulla pira di Dale, Rick sfoga tutta la sua angoscia per quello che è stato costretto a fare finora e su ciò che ha compiuto solo la notte prima.

Si scusa per tutto l’orrore generato.

Si scusa, ma lo rifarebbe in nome della sicurezza del gruppo e di Carl.

Si vergogna di ciò che è diventato…ma sente che deve farlo perché nessun’altro lo farebbe.

Solo non vorrebbe che Carl sapesse che il padre è un mostro.

Ma Carl, alle sue spalle, confessa l’omicidio del piccolo Ben e il cerchio si chiude.