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Chine immaginarie #16 – The walking dead – Ciò che diventiamo (vol.10), Robert Kirkman, Charlie Adlard, Cliff Rathburn

Attenzione! Questa recensione può contenere tracce di anticipazioni e residui semi lavorati di critica…nonché qualche zombie di passaggio.

Abbiamo lasciato il nuovo gruppo di sopravvissuti ancora sulla strada, direzione Washington.

L’obiettivo ultimo è quello di raggiungere la metropoli per mettersi al sicuro nel campo Governativo di cui parla Eugene.

Ma la strada non è così diretta come vorremmo.

Ci sono gli zombie da affrontare, come sempre – anche se alcuni si dimostrano indeboliti – e soprattutto ci sono i demoni interiori.

Non è facile per Rick perdonarsi la morte della moglie: la sogna mentre lei lo divora e sente la sua voce all’altro capo di un telefono muto.

Sta elaborando il lutto a modo suo, insomma, niente a che vedere con Maggie che tenta vie estreme.

Il tentato suicidio di Maggie se vogliamo, riesce sbloccare il nostro Rick che torna per un attimo a tenere le briglie della situazione; come ai vecchi tempi, se ne congratula persino Michonne.

Ma i vecchi tempi sono andati e il carattere forte di Abraham mal sopporta le imposizioni.

Lo scontro fra i due è fatto di sguardi minacciosi e parolacce a mezza bocca; solo a noi lettori è dato sapere quanto fragile sia quel omone di Abraham e quanto il buon Rick rischi di essere malmenato.

Avranno modo di chiarirsi i due.

Nella prima notte di avvicinamento alla città natia di Carl, vengono assaliti da 3 balordi dediti allo sciacallaggio.

Siamo pronti ad assistere nuovamente alla violenza gratuita, per giunta sul piccolo Carl.

Ci vorremmo opporre con tutte le nostre forze, lottando come farebbe sicuramente Abraham se non fosse sotto tiro.

Nulla ci fa presagire la disperazione animale che pervade Rick e gli permette di terrorizzare i tre malcapitati, fermarli dal loro intento e poi infine ucciderli barbaramente davanti all’attonito Abraham e al risoluto Carl.

La perdita d’umanità è il tema del volume e della schietta conversazione/confessione a 2 (poi 3) cui assistiamo all’alba.

L’apocalisse zombie e l’atteggiamento opportunistico di alcuni sopravvissuti ha spostato la lancetta dell’umanità di qualche tacca indietro rispetto al misuratore evolutivo.

L’uomo per sopravvivere chiede aiuto alla bestia che ottunde i sensi e garantisce sicurezza.

Durante il sopralluogo del posto dove è iniziata la nostra avventura nel mondo di TWD – casa di Rick Grimes – ritroviamo il vicino Morgan Jones.

Confesso di essere andato a ripescare il primo numero della serie per rinfrescare l’immagine pre delirio di Morgan.

E’ irriconoscibile come aspetto e come compostezza.

L’uomo di un anno prima è morto insieme al figlio ormai zombie.

Rick deciderà di portarlo con se rischiando parecchio, a mio avviso, nel concedere fiducia ad un uomo provato oltre ogni limite.

Sul finale abbiamo quella che è ad oggi la scena più potente di TWD.

La visione a doppia pagina di un “gregge”.

Un numero incalcolabile di non morti forma una muraglia umana di fronte all’auto dei nostri che, nell’impatto, sono scaraventati nel peggiore incubo dei film zombie.

Mostri famelici ghermiscono gli illesi sfortunati che si danno alla fuga cercando in tutti i modi di deviare quella terribile macchina di morte.

Sarà una sfida per Rick convincere Dale della forza distruttrice che sta per travolgerli.

Il vecchio Dale è stanco di scappare. Vorrebbe un posto tranquillo dove riposare le stanche ossa.

Non ora Dale, non qui.

Gli zombie non danno requie.

 

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Simone Gentile
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Simone Gentile

Sono Simone Gentile. Stretto tra una torre di libri e una pila di graphic novel (da leggere tutti, rigorosamente, in ordine sparso) continuo a lasciare una traccia nera su un foglio bianco; un timido rivolo che vuole affluire all'impetuoso corso della narrativa e continuare il Viaggio. Sono aperto a qualsiasi genere ma attratto dalle varie declinazioni della paura, per questo spesso mi ritrovo invischiato in storie che "MAMMAMIA!"... e forse poi, un po', me le vado a cercare.

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